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Cosa significa la parola “dieta”? L’etica della dietetica

Marcello Greco

È scomodo, nel quadro sociale attuale, parlare già di etica; se poi l’etica in questione è quella che deve far riferimento al colorito mondo delle diete, allora diventa davvero un problema. In realtà, dietro a quello che può sembrare un discorso scontato e generalista, si nasconde l’essenza delle scelte che il singolo fa quotidianamente, solo o parallelamente al condizionamento dell’ambiente che lo circonda. Per questo, qualcuno che ancora una volta provi a parlare di dietetica, “in maniera etica”, ci deve essere. Ci proveremo, consci che di dietetica, ormai, se ne parla dovunque, quasi fosse il male del secolo (potrebbe esserlo?): in tv, sui giornali, alla radio, sui libri, nelle scuole, nei comuni, nelle piazze, nelle famiglie, su manifesti, sui blog, su internet in generale.

Cosa significa la parola “dieta”?

C’è chi collega il termine dietetica alla presenza di patologia, o addirittura a qualcosa per gente eccentrica, per “fissati”, o una materia d’élite: eppure è un termine dal significato così semplice e naturale, così vitale e mai banale. Ovviamente la dietetica è una disciplina che nello specifico si occupa di nutrizione, studia cioè gli alimenti, la loro composizione ed interazione, la loro funzione nel nostro organismo. La radice del termine è “dieta”, che etimologicamente parlando deriva dal greco “dìaita” (δίαιτα), letteralmente “stile di vita”.

Dieta come stile di vita

Infatti, anche se utilizziamo questo termine per indicare regimi dimagranti o ipocalorici, l’alimentazione, e quindi la dieta, investe una sfera di comportamenti complessi che hanno sì lo scopo di soddisfare il bisogno energetico e l’apporto in principi nutritivi necessari a vivere, ma puntano anche a soddisfare i nostri sensi non discostandosi mai dalla nostra tradizione e cultura.
Per quanto detto, la dietetica è molto più del semplice studio degli alimenti: racchiude un mondo intero, una filosofia che si amalgama con tutte le filosofie, una scienza principio di ogni scienza perché alla base della vita, un’intera cultura sociale attorno alla quale nascono e crescono popolazioni.

Perché seguire una dieta è difficile?

In un mondo in cui le scelte quotidiane sono sempre più ridotte a risposte meccaniche alle sollecitazioni della pubblicità e dei tempi frenetici della vita quotidiana (quasi un riflesso condizionato delle pressioni che stanno modificando strutturalmente la vita delle persone), sembra non ci sia stato ancora il tempo per elaborare strategie di risposta e adattamento. Un compromesso tra i vecchi e di certo più salubri stili di vita e le nuove scoperte scientifiche, tra i cibi della tradizione locale e i nuovi d’importazione, tra una cultura da conservare ed un’altra da accogliere come forma di arricchimento. Le scelte etiche e salutari appaiono sempre troppo difficili, celate da studi, numeri, contro-ricerche, battaglie scientifiche.

L’alimentazione e la scienza

Eppure la scienza fa parte di noi e le risposte basilari ce le offre la natura; quando diventa difficile trovarle, l’educazione dietoterapeutica fornita dai professionisti del settore è un validissimo appiglio che non può tuttavia prescindere dalle capacità di interazione tra le due parti: il terapista e l’utente.
Ecco dunque il passaggio chiave che distingue il concetto di “dieta” da quello di “dietetica”: in particolare quest’ultima nasconde già al suo interno la voce “etica”, ma si proseguirà parlando di “dietetica etica” per rafforzare ancor di più il senso delle responsabilità che tutti abbiamo per la salute del singolo.

C’è differenza tra dieta ed educazione alimentare?

Partiamo dalle responsabilità dietetiche di ciascuno di noi.
Sappiamo benissimo che molte informazioni dietetiche del nostro bagaglio culturale sono solo pregiudizi, spesso infarciti di letture autodidatte per imparare a “calcolare i nutrienti del cibo”. «Qui ci sono troppi grassi e troppe calorie!» è una tipica frase di chi è a dieta dimagrante. La capacità di valutare un numero come alto o basso, nel mondo degli alimenti, rappresenta solo una lettura superficiale della reale composizione chimica di quel che ingeriamo. Una visione troppo semplicistica dell’infinita complessità del cibo, della natura e dell’organismo umano.

Intorno all’atto di mangiare

Il cibo è più della somma dei nutrienti che lo compongono e una dieta è più della somma dei cibi che la compongono. Di conseguenza, una cultura culinaria è più della somma dei menù a essa riconducibili e abbraccia l’insieme delle abitudini alimentari e delle regole non scritte che governano la relazione di una persona con il cibo e con l’atto di mangiare. Consumare cibo di qualità non significa semplicemente consumare qualcosa che sia “più buono” di altri possibili elementi nutritivi in grado di ingenerare un senso di sazietà nell’individuo, ma significa compiere una serie di esperienze, non ripetibili altrimenti: in primo luogo l’esperienza sensoriale del gusto; in secondo luogo l’esperienza culturale dettata dalle tradizioni. Se tutti coloro che approcciano all’alimentazione informata non comprendono questa essenza, non si può parlare di educazione alimentare, né tanto meno di dietetica, né, quindi, di salute.

Quanto conta il metodo del professionista in una dieta?

Lo stesso vale per i professionisti del settore: troppi di questi, oggi, sono ricchissimi di conoscenze biologiche e farmacologiche, ma paradossalmente sembrano sapere sempre meno in cosa consista il vero “nutrimento”. Sono convinti che la chimica e la biologia moderna siano sufficienti a guidare le scelte alimentari dell’uomo, e mentre rincorrono affannosamente nuove tecniche per rispondere a quesiti sempre più fini sui meccanismi molecolari che sottostanno alle funzioni complesse della vita, anche per modificarli con farmaci o integratori specifici, spesso dimenticano gli esperimenti di ieri, necessariamente più grossolani, ma certo più vicini alla realtà della vita.

Il buon dietoterapista

Un esempio banale possiamo farlo citando la interminabile diatriba tra professionisti “favorevoli a diete iperproteiche” piuttosto che diete “vegetariane”, e via dicendo.
Per il professionista, l’educazione dietoterapeutica non deve essere una moda, una sorta di terra di mezzo, dai confini incerti, in cui le persone con problemi di salute cercano risposte con risultati a breve termine. Un buon dietoterapista deve essere per definizione un buon educatore, o rischia di restare solo un tecnico della malattia e della dieta, non un esperto alla ricerca dei risultati che solo una dietetica etica efficace può assicurare. Del resto, per chi si affida a un esperto, già non è facile mettere in atto scelte alimentari sulla base di semplici prescrizioni caloriche o relative al fabbisogno energetico e di micronutrienti e macronutrienti.

Quali sono le nuove competenze che deve avere un professionista della dietetica?

In altre parole, al professionista della dietetica sono richieste spesso competenze in ambito relazionale e in ogni caso interdisciplinari, poiché deve essere in grado di fare “educazione dietoterapeutica, ossia l’ attività finalizzata ad aiutare il paziente e la sua famiglia a capire la natura di un trattamento dietetico, a collaborare attivamente alla realizzazione di tutto il percorso terapeutico e a prendersi cura del proprio stato di salute per mantenere e migliorare la propria qualità di vita (OMS, 1998)”.
Uno stile di vita etico, ossia una dietetica, richiede impegno, responsabilità verso se stessi ma anche verso gli altri: tuttavia, sono davvero impegni così gravosi e responsabilità così onerose? Proveremo a vederlo insieme strada facendo!

Marcello Greco
Marcello Greco

Titolo di dottore in Dietistica conseguito alla Cattolica di Roma, diploma in “Counselling ad indirizzo Gestaltico” e master in Counselling professionale. Oltre alle consulenze, ho realizzato una rete di "saperi e sapori" nella mia Drogheria dell'Ignoto a Cutrofiano (Lecce).

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