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Si fa presto a dire muoviti! Il movimento tra filosofia, psicologia e neuroscienze

Eliana Forcignanò

Per il filosofo Aristotele il movimento è attributo dell’essere, così che la fisica è quella particolare filosofia seconda che indaga le caratteristiche dell’essere in movimento, correlato potenziale e attuale della materia in perpetuo divenire. I princìpi della dinamica elaborati da Galileo Galilei, nonché le considerazioni di Descartes e Spinoza parranno, almeno per alcuni aspetti, confermare l’intuizione dello Stagirita considerando materia e movimento strettamente connessi e interdipendenti: più precisamente, Galilei si occuperà di corpi che si muovono di moto rettilineo uniforme e di gravi in caduta libera, mentre Descartes ascriverà il moto alla res extensa e Spinoza lo considererà direttamente correlato all’estensione la quale è, a propria volta, attributo della Sostanza eterna, unica e increata o Deus sive Natura.

In breve, un complesso e affascinante groviglio di fisica e metafisica che pone in relazione due istanze immediatamente evidenti, quali materia e movimento così che la fisicità dell’uomo e del cosmo medesimo non resti inspiegata e dal movimento si possa evincere la materia e viceversa. È lecito anche chiamare in causa l’energia cinetica e quella potenziale, nonché il concetto di lavoro, se si intende restituire il quadro completo dei legami tra movimento e materia, così è evidente l’innesco di un sistema di trasformazioni e scambi collocabile nell’àmbito di quel principio di conservazione dell’energia che si apprende anche a scuola, quasi che l’energia stessa fosse una pallina per il ping pong che rimbalza continuamente dal movimento al corpo e dal corpo al movimento. Un paragone inappropriato – si potrebbe obiettare – poiché corpo e movimento sono essi stessi energia e quindi le racchette sarebbero costituite della stessa materia della pallina, tuttavia quel che qui è importante porre in luce è la presenza di un sistema quantitativamente omogeneo in base al quale è possibile convertire la chilocaloria (energia) in Joule (lavoro) attraverso il vettore del movimento e gli antichi filosofi che abbiamo menzionato in precedenza avevano compreso questa dinamica.

Senza dubbio, le argomentazioni appena esposte lasciano un sentimento di incompletezza, perché descrivono il movimento, la kinesis, dall’esterno e riferendosi ai corpi quasi si trattasse di oggetti esclusivamente inanimati, pur riconoscendo il movimento quale base e testimonianza di vita. Ciò di cui, invece, si occupano le neuroscienze è il movimento di esseri umani e non umani nei suoi correlati neuronali, così che si fa davvero presto a dire “muoviti!”, ma dietro questo comando e dietro l’azione che, eventualmente, ne consegue si celano una serie di meccanismi a cascata retti da un principio organizzativo gerarchico.

Il ratto di Proserpina – G. L. Bernini

Se è divertente immaginare la meraviglia di un Galilei di fronte agli odierni studi di fMRI (risonanza magnetica funzionale) ed ERP (potenziali evento-correlati) sui primati impegnati nell’esecuzione di un compito motorio, tuttavia postuliamo anche che il matematico e filosofo si troverebbe perfettamente a suo agio nel constatare quanto il movimento rappresenti un fenomeno complesso e mediato da diverse aree della corteccia motoria, la quale è, a propria volta, uno dei quattro circuiti neurali che lavorano in maniera coordinata per permettere al nostro corpo di muoversi.

Esattamente come nel movimento di un corpo in fisica contano una serie di fattori, quali la forza impressa al corpo, la presenza o l’assenza di attrito, l’accelerazione. Da precisare, però, che se forza, accelerazione e attrito sono condizioni esterne al movimento di un corpo, i circuiti neurali che presiedono al moto dei corpi animali sono condizioni interne che possono variare in seguito a determinati accadimenti e patologie.

Ancora una volta la similitudine della pallina che è immessa da un unico tubo nei circuiti di un flipper e poi affronta le diverse ramificazioni aiuta a comprendere il funzionamento dei circuiti neurali che sottendono il movimento. L’input elettrico parte dalla corteccia frontale premotoria in maniera bilaterale e configura un potenziale di prontezza visibile dalle rilevazioni EEG: il potenziale precede il movimento e attraversa la corteccia motoria controlaterale all’arto designato per compiere il movimento. Successivamente sono i motoneuroni superiori del tronco encefalico a trasmettere il movimento ai circuiti riflessi e ai motoneuroni inferiori che innervano direttamente con i loro assoni le fibre muscolari. La trasmissione del segnale elettrico dai circuiti superiori a quelli inferiori avviene lungo una linea chiamata decussa che si diparte dalle piramidi bulbari (midollo spinale) per immettere l’input elettrico nel tratto cortico-spinale.

Sussistono, però, pattern direzionali del movimento che sono stabiliti dalla media ponderata dei “voti” dei motoneuroni superiori della corteccia motoria: ogni neurone, infatti, “vota” per il proprio movimento, intendendo con questa espressione che l’attività elettrica di un neurone codifica per il proprio movimento e il neurone che scarica con maggior forza il proprio potenziale è anche quello che determina la direzione del movimento. In assenza di input sensoriali provenienti dall’esterno, il movimento inizia in maniera autonoma grazie al contributo dell’area supplementare motoria – o area 6 – secondo quanto hanno dimostrato gli studi sui primati. Infine, il cervelletto e i gangli della base (caudato, putamen, globo pallido) svolgono una funzione regolativa del movimento correggendo gli errori e favorendo l’apprendimento.

Quando Jean Piaget, epistemologo, biologo e studioso delle dinamiche cognitive infantili, ha elaborato su base sperimentale negli anni Trenta del secolo scorso gli stadi dello sviluppo dell’apprendimento nel fanciullo, teorizzando l’esistenza di un primo stadio senso-motorio che abbraccia un arco di tempo compreso fra la nascita e i due anni, non era ancora chiaro il legame tra la corteccia prefrontale motoria, il cervelletto e lo sviluppo della cognizione, tuttavia era evidente già allora che un bambino con limitazioni nel movimento sin dalla nascita sviluppasse un apprendimento deficitario, perché privato della possibilità di esperire l’ambiente.

Oggi sappiamo che una struttura ponte collega il cervelletto alla corteccia prefrontale e che potrebbe esservi un legame fra anomalie del cervelletto e la condizione neurobiologica dell’autismo in cui la teoria della mente, ossia la capacità di comprendere stati e rappresentazioni mentali dell’altro è compromessa. Anche nell’àmbito di alcuni disturbi aprassici, la cognizione sull’uso degli oggetti è seriamente deficitaria.

In questo breve contributo, abbiamo tentato di tracciare le coordinate epistemiche del movimento in relazione agli esseri animati e abbiamo coinvolto conoscenze interdisciplinari che restituiscono la complessità dell’oggetto di studio. Come sempre, è l’uomo in quanto unità biopsichica a esser preso in esame e si auspica che l’avvincente discorso sui correlati neurali non metta capo a una sorta di riduzionismo di matrice biologica. D’altronde, anche nel movimento sono implicati apprendimento e motivazione che si originano da un complesso interscambio tra cervello e mente, due istanze che, com’è noto, non sono sovrapponibili.

Bibliografia essenziale
– AA. VV., Neuroscienze cognitive, Zanichelli, Bologna 2016.
– Aristotele, Fisica, tr. it., Bompiani, Milano 2011
– Camaioni L. – Di Blasio P., Manuale di psicologia dello sviluppo, Il Mulino, Bologna 1999.
– Descartes R., Discorso sul metodo, tr. it., Bompiani, Milano 2002.
– Spinoza B., Opere, tr. it., Mondadori, Milano 2016.

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Eliana Forcignanò
Eliana Forcignanò

Nata a Lecce nel 1983, si laurea nel 2007 in Storia della Filosofia all'UniSalento e nel 2008 consegue il Master in Psicopedagogia. Nel 2016 ottiene il Dottorato in Scienze della Mente e delle Relazioni Umane con una tesi sui Seminari di Carl Gustav Jung dedicati allo “Zarathustra” di Nietzsche. È membro della Società Filosofica Italiana. Ama la poesia, il teatro, la musica.

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