Type to search

Copertina Salute Scienza

Predire il rischio di psicosi, un aiuto alla prevenzione del disagio

Ada Facchini

Chi si muove su un terreno sconnesso non vuole sentirsi solo.

Il punto di forza del progetto di ricerca sull’Individuazione Precoce del Rischio di Psicosi è la collaborazione tra realtà diverse. Oltre alle Asl e all’Università, i medici di Medicina Generale hanno un ruolo di notevole impatto: sensibilizzano e informano, aiutano nell’individuazione dei soggetti a rischio e li orientano verso i giusti servizi.

Non manca il coinvolgimento di realtà del Terzo Settore, perché la possibilità di un aiuto possa arrivare come un messaggio concreto.
Fare rete permette di sentirsi comunità.

Dottoressa Francesca Lampo

Francesca Lampo

L’Università di Bari, capofila del progetto, fornisce supporto ai diversi centri territoriali attraverso figure professionali specializzate. È il caso della dottoressa Francesca Lampo, psicologa e psicoterapeuta, che collabora con l’Università di Bari e opera, assieme alle colleghe Patrizia Bruno e Rossana Vista, presso il dipartimento di Salute mentale dell’azienda sanitaria locale di Barletta-Andria-Trani (Asl BT).

Abbiamo parlato con lei di cause e fattori di rischio di psicosi, di comunità e di cittadini attivi.

Quali sono le cause e i fattori di rischio di psicosi?
La psicosi ha origine dall’interazione di fattori genetici e ambientali. Il nostro studio è teso a individuare i marker clinici, neuropsicologici e neurofisiologici che consentono di predire l’esordio psicotico in soggetti con stato mentale a rischio e di definire la prognosi nei soggetti che hanno già manifestato il primo esordio.

Qual è l’incidenza della componente genetica?
L’ereditarietà della schizofrenia è spiegata per circa l’80% da fattori genetici. Il rischio di ammalarsi per chi ha un parente di primo grado affetto sale da 1% a 17% rispetto alla popolazione generale e supera il 50% nei gemelli monozigoti.

Quale ruolo giocano i deficit cognitivi?
I deficit di alcune funzioni cognitive che riguardano la memoria di lavoro e le funzioni esecutive sono tipici nelle psicosi. Nei soggetti a rischio, la loro presenza rappresenta uno dei fattori predittivi della successiva evoluzione a psicosi conclamata.

Quali sono le anomalie neurobiologiche che aumentano il rischio psicotico?
Gli studi di brain imaging hanno dimostrato un’associazione tra l’alterazione di alcune aree cerebrali e la condizione di schizofrenia e stato mentale a rischio. Nello specifico, le anomalie neurobiologiche riguardano alcune aree della corteccia prefrontale, del lobo parietale, del cingolo anteriore, dell’amigdala e dell’ippocampo.

In persone che soffrono di un disturbo psicotico sono state rintracciate anche anomalie evolutive e neuroevolutive. Le alterazioni cerebrali in epoca perinatale hanno una certa incidenza. L’aver avuto un’infezione durante la gravidanza o una complicanza ostetrica espone il feto ad una maggiore probabilità di sviluppare una psicosi in età adulta.

Esiste un modo per discriminare i soggetti a rischio?
Attraverso specifici strumenti clinici e neuropsicologici (questionari, interviste strutturate e test) è possibile individuare i segnali di disagio che possono associarsi al rischio per psicosi. Un’accurata valutazione neuropsicologica e psicodiagnostica consente di individuare il rischio e di prevenire o ritardare l’esordio della psicosi.

Quali sono i fattori ambientali che aumentano il rischio psicotico?
Farmaci, sostanze tossiche e droghe rappresentano uno dei fattori di rischio ad oggi più studiato. L’assunzione di cannabinoidi in età adolescenziale è in grado di raddoppiare, se non triplicare, il rischio. A questo si aggiungono condizioni di vita sfavorevoli e stressanti e abitudini di vita non salutari.

Della salute mentale del singolo beneficia l’intera comunità?
La promozione e la protezione della salute mentale degli adolescenti porta benefici a breve e a lungo termine. Giovani adulti in buona salute danno un contributo positivo alla forza lavoro, alle famiglie e alla comunità. Sono essenziali investimenti nei settori sociale, sanitario e dell’istruzione: programmi completi, integrati e basati su dati concreti per la salute di giovani.

Si punta ad un ruolo attivo dei cittadini?
Ogni investimento dovrebbe essere collegato a programmi di sensibilizzazione di adolescenti e giovani adulti, perché sappiano prendersi cura della propria salute e sostenere coetanei, amici, genitori e insegnanti. Campagne di sensibilizzazione e di informazione della popolazione riducono lo stigma e la discriminazione delle persone con disturbo mentale.

*Cover di Yianni Tzan su Unsplash.

Articoli correlati
Dalle Asl pugliesi uno studio sul disagio che può fare scuola

A quarant’anni da Basaglia, nella società della paranoia

Tags:
Ada Facchini
Ada Facchini

Astrofisica per formazione universitaria, con esperienza di ricerca in planetologia ed evoluzione stellare. Umanista per modo di essere. Mi occupo di promozione culturale, di lettura e scrittura in varie forme: la Scientifica della divulgazione, la Visiva del cinema, la Creativa della letteratura.

    1

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *