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Possiamo fidarci delle auto senza conducente?

Karl Wienand

I veicoli autonomi (le auto che si guidano da sole) promettono di liberarci da traffico e incidenti. E, nonostante alcuni timori e perplessità, la loro avanzata sembra inarrestabile. Già fra pochi anni potrebbero comparire auto in cui potremmo togliere le mani dal volante. Intanto, veicoli sperimentali circolano da tempo negli Stati Uniti, e presto arriveranno anche in Italia.

Anche se la tecnologia non è più un ostacolo (o quasi), i veicoli autonomi non sono ancora pronti a scendere in strada, e noi non siamo pronti ad accoglierli.

Tecnologia per la sicurezza stradale
Noi umani non siamo gli autisti ideali, neanche lontanamente: ci facciamo distrarre dal telefono, ci mettiamo al volante dopo aver bevuto, e facciamo manovre imprudenti. Inoltre sopravvalutiamo le nostre capacità e sottovalutiamo i rischi alla guida.
I computer svolgono già meglio di noi diversi compiti che, fino a pochi anni fa, erano esclusivamente
umani. Ad esempio, quanti chiedono ancora aiuto a un passeggero per tener d’occhio la cartina e dare
indicazioni? I navigatori GPS hanno da tempo assorbito questo compito. Dai sensori di parcheggio, che si limitavano ad avvisarci di un pericolo, l’automazione della guida ha portato ad auto, già in commercio, che accelerano, frenano e sterzano da sole, e hanno bisogno di noi solo come supervisori o in caso di emergenza . Tra pochissimi anni, le auto potranno addirittura gestirsi da sé durante brevi distrazioni dell’autista. Sensori e computer sempre più potenti, sono la chiave di questo progresso. Telecamere e radar, infatti, raccolgono immense quantità di dati su quel che succede in strada, che il computer di bordo combina rapidamente. Così, al migliorare della tecnologia, le auto interpretano sempre meglio il mondo che le circonda (con qualche buffa eccezione), guadagnandosi sempre più autonomia.

 

Le auto del futuro
Prima o poi il computer di bordo prenderà completamente la guida, terrà sotto controllo tutto, altri veicoli, animali, ciclisti, e pedoni, senza mai distrarsi o stancarsi, reagendo a velocità letteralmente disumane. Diverse auto potranno anche comunicare velocemente tra loro agli incroci, decidendo le precedenze e rendendo inutili persino i semafori.
Niente più code, niente più affaticamento alla guida, incidenti ridotti al minimo. Oppure no?
Difficile rifiutare la promessa di salvare migliaia di vite ogni anno. Ma quanto sono davvero sicuri i veicoli autonomi? Sanno davvero destreggiarsi negli imprevisti del traffico?

Cosa succede se il computer sbaglia qualcosa?
Il problema è che non ci sono molti dati su cui basarsi. Finora i veicoli autonomi hanno viaggiato relativamente poco, e hanno provocato un unico incidente fatale, quando un’auto di Uber ha investito una donna in Arizona. Secondo un rapporto preliminare dell’agenzia per la sicurezza dei trasporti statunitense, il veicolo aveva correttamente rilevato la donna e determinato di dover effettuare una frenata di emergenza. Perciò l’incidente non sembra causato da un malfunzionamento, ma dal fatto che i sistemi di emergenza erano stati disattivati per questa sperimentazione. Ad ogni modo, confrontare un evento isolato con delle statistiche è una pessima idea. In un evento singolo, infatti, è impossibile distinguere l’ordinario dallo straordinario. Perciò l’incidente in Arizona non significa, da solo, che i veicoli autonomi siano più o meno pericolosi di autisti umani. La domanda chiave è se, per arrivare in commercio, i veicoli autonomi debbano essere assolutamente sicuri, tenendo a mente che avere zero rischio è impossibile, oppure se basti che siano più sicuri degli umani. Queste non sono domande a cui i produttori o ricercatori possono rispondere da soli.

Il pericolo degli hacker e i problemi di privacy
Pensando a computer alla guida è naturale, ormai, preoccuparsi degli attacchi degli hacker.
In effetti, i veicoli autonomi dovranno essere connessi in rete, cosa che li esporrà agli attacchi. Tuttavia,
molti modelli recenti sono già vulnerabili, poiché sono collegati a internet per scaricare mappe, musica, e film.
Case automobilistiche e centri di ricerca stanno quindi già investendo molto per rendere le auto connesse più impenetrabili. Tenere aggiornato il software sarà necessario per rimediare quanto possibile a queste vulnerabilità. Dovremo ricordarci di scaricare gli aggiornamenti della macchina, come facciamo con computer e smartphone. Inoltre, i problemi scoperti ora possono essere risolti prima di dare il volante in mano ai computer. Inoltre, automobili sempre connesse sono anche una fonte di enormi quantità di dati personali su di noi e sull’uso che facciamo dell’auto. Come ha insegnato il caso Facebook-Cambridge Analytica, la raccolta e la protezione dei dati causa
enormi problemi. Decidere a chi appartengano questi dati, e che uso se ne possa fare, non spetta ai produttori di auto o ai programmatori, bensì a governi e società intere.

Oltre la tecnologia: le questioni etiche
Per illustrare alcuni problemi etici sollevati dai veicoli autonomi, si usa spesso (forse troppo) una variante
del cosiddetto “problema del carrello ferroviario”. Nella versione stradale, si ipotizza che un bambino corra d’improvviso in strada. Se fosse già troppo tardi per frenare, l’auto si troverebbe a decidere tra investire il bambino e sterzare d’improvviso, mettendo a rischio i propri passeggeri. Dovendo scegliere tra due mali, non esiste una risposta che metta d’accordo tutti: cosa dovrebbe fare l’auto? E chi lo decide?
In un altro scenario, meno drammatico, immaginate di essere in una strada deserta, la vostra corsia bloccata da un masso. L’unico modo per proseguire è attraversare una doppia linea continua di mezzeria. La cosa sensata da fare, attraversare la riga, è illegale. Una persona può assumersi la responsabilità di questa piccola infrazione, ma cosa dovrebbe fare il computer? Come deciderà quando è accettabile commettere un’infrazione?
Questi sono chiaramente casi eccezionali, però sollevano questioni generali. Non tanto su cosa un veicolo autonomo “decida” trovandosi in un dilemma etico, quanto piuttosto su chi stabilisce i criteri dietro quella decisione, e chi risponda dei danni che causa.

Possiamo fidarci dei veicoli autonomi?
Un’inchiesta della rivista Science ha rivelato forse il più grande problema che affrontano i veicoli autonomi: le persone semplicemente non si fidano di farsi guidare dai computer o di condividere
la strada con loro.

I pedoni non se la sentono di attraversare la strada finché non sono certi di esser stati “visti” da un veicolo. Ma anche i passeggeri dell’auto si sentono poco sicuri se non capiscono cosa l’auto decide di fare e perché.
La soluzione, dicono i ricercatori, è aumentare la comunicazione da parte dell’auto. Alcuni suggeriscono monitor per mostrare ai passeggeri cosa il computer “vede” intorno a sé. Altri lavorano ad annunci vocali con cui l’auto comunichi cosa sta per fare. Insomma, il vero ostacolo per i veicoli autonomi non è la tecnologia, ma integrarsi nelle nostre vite.

Come ha detto un ricercatore di Ford a Science:

Non prestiamo più attenzione solo al guidatore o al cliente […] ma a come tutta la società interagisce con i nostri veicoli.

Karl Wienand
Karl Wienand

Fisico trapiantato in Germania. La scienza mi appassiona da quando da bambino guardavo Piero Angela. Durante il dottorato ho scoperto la bellezza di raccontare e condividere questa passione con gli altri. Tra articoli online e gite scolastiche cerco di farne anche un mestiere.

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