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I neri fanno troppi bambini – Sono razzista Ma

Ablaye Seye

Perché i neri fanno tanti figli?

Dice che se uno fa un sacco di figli è condannato alla povertà estrema, non vive bene e deve fare lo schiavo per poter sfamare tante bocche.

Questa settimana si sono concluse le attività per la sensibilizzazione sui diritti dei bambini promosse dall’Unicef. I dati raccolti dall’ente raccontano una vera tragedia umanitaria in Africa, dove l’alta natalità fino a metà degli anni Novanta non sopperiva la mastodontica mortalità. Oggi le cose sono cambiate, la mortalità generale è dimezzata, ma i dati sulla mortalità infantile restano comunque altissimi.

Anche per questo motivo una famiglia africana deve fare più figli di quello a cui siete abituati qui in Italia. Che poi non è sempre stato così neanche da voi: in tanti mi raccontano di quanto la povertà incidesse sulla grandezza della famiglia e quanto anche sotto il fascismo tutti gli italiani fossero incentivati a riprodursi.

A chi ha avuto un passato come questo non dovrebbe risultare difficile capire perché in Africa è ancora possibile trovare famiglie dai 5 ai 20 figli (da donne diverse): anzitutto perché tanti figli possono morire prima di poter dare un contributo alla famiglia, perché le malattie e la povertà segnano la differenza tra la vita e la morte e il più debole è ancora quello che muore per primo; dobbiamo poi mettere in mezzo le guerre portate dagli altri e quelle interne. Povertà, malattia e violenza incidono ancora moltissimo nelle società africane.

Un’altra causa importante della forte natalità africana è il bisogno di braccia e di manodopera per mandare avanti la vita e l’economia delle singole famiglie: non si semina e non si raccoglie se non ci sono braccia, e altrettanto non si costruisce né si guadagna.

Che ne sai tu, fare un figlio costa tantissimo. Io questo ragionamento l’ho sentito un sacco di volte. Ed è vero, qui in Italia, che ogni figlio nasce già con un pezzo di debito pubblico da pagare e con necessità specifiche che costa molto mantenere.Da noi basta molto meno, e forse anche per questo mi ha dato un po’ di disgusto pensare che una questione economica possa essere legata al concepimento.

La maggior parte di noi considera un figlio un dono della natura e una benedizione di dio. Sappiamo che il discorso è più complesso, che ci vorrebbero più attenzioni e tutele e che intorno al concetto di virilità e fertilità ci sono anche molte superstizioni. Ma accogliere qui è il verbo principale che vorrei fosse usato: accogliere una nuova vita, accogliere la speranza, accogliere un essere umano.

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Ablaye Seye
Ablaye Seye

Ablaye Seye, classe 1991, vive in Italia dal 2009. A Dakar ha studiato alla Scuola di Amministrazione Pubblica, mentre a Lecce si è diplomato come tecnico grafico pubblicitario per poi dedicarsi agli studi di Scienze politiche e Scienze sociali. Gestisce a quattro mani con il direttore Andrea Aufieri la rubrica "Sono razzista, ma".

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