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Copertina Scienza

Marte sarà la nuova Terra?

Ada Facchini

Roberto Orosei

L’acqua è presente in maniera massiccia nell’universo e ora siamo in grado di vederla. Il progresso dell’ottica adattiva ci ha reso meno miopi anche verso gli oggetti più lontani. La recente scoperta di acqua nell’atmosfera dell’esopianeta HR 8799c, un gigante gassoso a 179 anni luce di distanza nella direzione della costellazione di Pegaso, ha segnato un importante successo tecnologico e confermato la direzione verso cui ci stiamo muovendo. Da terra, con un telescopio come il Keck II dell’Osservatorio Keck alle Hawaii, siamo sempre più in grado di studiare in dettaglio la composizione chimica di oggetti lontani. Altro successo, per niente scontato, è stato l’arrivo sul suolo marziano del lander Nasa InSight, progettato per studiare la struttura interna del pianeta che da sempre ha suscitato la curiosità degli scienziati. Abbiamo chiesto chiarimenti a Roberto Orosei, ricercatore dell’Istituto di Radioastronomia dell’INAF di Bologna, a capo del gruppo di studiosi che ha scoperto la presenza di depositi di acqua liquida al di sotto della superficie marziana.

Perché Marte come paradigma per la ricerca di acqua e vita extraterrestre?

Terra e Marte sono due pianeti terrestri con una composizione simile e su entrambi sono presenti gli elementi chimici necessari alla vita. Su Marte, inoltre, ci sono i segni che per alcune centinaia di milioni di anni – un tempo che sulla Terra è stato sufficiente perché la vita emergesse – il clima sia stato simile a quello terrestre, con temperature sopra lo zero e abbondante acqua che scorreva e scavava fiumi, laghi e valli.

Perché la ricerca di acqua extraterrestre è strettamente connessa con la ricerca della vita?

Alla vita occorre un solvente in cui le grosse molecole organiche possano muoversi per interagire tra di loro. L’acqua è incline a ricoprire questo ruolo: è composta di idrogeno, che è l’elemento più comune nell’universo, e si presenta allo stato liquido proprio nel range di temperatura entro cui i legami di carbonio sono stabili.

Parliamo di vita intesa come vita terrestre, basata su acqua e carbonio?

Sembra logico che la vita possa partire dai mattoni più adatti e dagli strumenti più sicuri che abbiamo: se deve emergere si basa sul carbonio e usa l’acqua come solvente. Il carbonio è un altro elemento comune nell’universo ed è un mattoncino molto flessibile, adatto a formare le lunghe catene delle complesse molecole organiche, per la sua capacità di formare legami con gli altri atomi.

Anche il metano scoperto nell’atmosfera marziana è una traccia di possibile vita?

Il metano sulla Terra è prodotto principalmente dall’attività vulcanica, che su Marte sembra ormai essere ridotta a zero, e dalla vita. Capirne l’origine, come si forma e dove viene prodotto è una delle questioni fondamentali dell’esplorazione di Marte, perché potrebbe portarci con una scorciatoia diretta ai primi microrganismi extraterrestri mai scoperti.

C’è acqua allo stato liquido su Marte?

L’acqua liquida su Marte è sotto uno stratto di un chilometro e mezzo di ghiaccio. È un’acqua imbevibile, satura di sali e tra i 30 e i 60 °C al di sotto dello zero. Nonostante si presenti come un ambiente piuttosto ostile, esistono organismi terrestri che sarebbero in grado di vivere in una situazione del genere e che utilizzano proprio quei sali nel loro metabolismo per produrre energia.

Che tecnica è stata usata per vedere l’acqua su Marte?

La tecnica del georadar sfrutta il fatto che le onde radio riescono ad attraversare i solidi. Per esempio, noi riusciamo a usare un telefonino anche dentro una stanza chiusa. Il materiale più trasparente alle onde radio è il ghiaccio e l’acqua liquida è quello che le riflette meglio. Un georadar è tanto più efficace quanto più ci avviciniamo a questa situazione ideale, come per la calotta polare marziana.

Possono esserci altri depositi di acqua su Marte?

Siamo andati a cercare l’acqua lì dove era più facile vederla e abbiamo avuto la fortuna di trovare la condizione in cui il radar ha modo di funzionare meglio. Aver trovato un lago significa che probabilmente ci sono altre zone in cui c’è acqua nel sottosuolo. Adesso bisognerà inventarsi qualcosa per trovare gli altri.

Da dove proviene il lago di acqua liquida sotto la superficie marziana?

Probabilmente è acqua dovuta allo scioglimento del ghiaccio alla base delle calotte polari, per il calore che proviene dall’interno del pianeta. Così come sulla Terra c’è un gradiente geotermico, anche su Marte a una certa profondità la temperatura è sufficiente a sciogliere il ghiaccio e accumulare acqua liquida nelle depressioni e negli avvallamenti.

Quali sono le prospettive e l’utilità di portare gli esseri umani su Marte?

C’è chi dice che sia inutile esporre gli essere umani a così tanti rischi, quando possiamo mandare robot intelligenti. Il problema è che non ci sono robot in grado di fare il lavoro di un geologo e al momento l’intelligenza più flessibile e capace che abbiamo è quella umana. Si tratta soprattutto di trovare qualcosa in modo da aumentare la sicurezza, gestire le difficoltà legate alla permanenza nello spazio.

La colonizzazione di Marte non è solo fantascienza?

Concettualmente siamo già lì, basta potenziare tecnologie già note, come il motore a ioni usato nel film “The Martian”. È ambientato nel 2035, che per quanto riguarda le proiezioni della NASA è un obiettivo abbastanza ambizioso da realizzare. Elon Musk, invece, sostiene che con Space X andremo su Marte prima del 2030. Staremo a vedere. Io sarei contento.

Perché voler colonizzare Marte, un pianeta arido, freddo e ventoso?

C’è un’altra questione fondamentale: il nostro pianeta soffre. Stephen Hawking sosteneva che alla Terra rimanessero un migliaio di anni prima di diventare inabitabile per la specie umana, a furia di inquinamento ed esaurimento delle risorse. Dovremmo cominciare a pensare a lasciare almeno in parte la Terra e trasferirci da qualche altra parte.

 

 

*In cover: Marte in un mosaico di 120 immagini della sonda Viking (Credit: NASA/JPL-Caltech)

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Ada Facchini
Ada Facchini

Astrofisica per formazione universitaria, con esperienza di ricerca in planetologia ed evoluzione stellare. Umanista per modo di essere. Mi occupo di promozione culturale, di lettura e scrittura in varie forme: la Scientifica della divulgazione, la Visiva del cinema, la Creativa della letteratura.

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