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L’estinzione della specie

Claudia Speciale

È ormai all’ordine del giorno l’argomento cambiamenti climatici e catastrofi naturali, tra chi nega che si tratti di un processo dipendente dall’uomo e chi vede la nostra specie come il fattore determinante. Tra le dinamiche più distruttive, l’estinzione di molte specie animali e vegetali preoccupa ormai da anni centinaia di associazioni e centri di ricerca. Dalle fonti del WWF, le specie si estinguono oggi a una velocità circa 100 volte superiore a quella del passato pre-industriale (1 specie di mammiferi su 4 sul pianeta è considerata almeno minacciata o a rischio).

Ma cosa si intende esattamente per estinzione e – soprattutto – si tratta sempre di un fenomeno “critico”?  Insieme alla teoria dell’evoluzione, Charles Darwin fu uno dei primi a portare avanti il concetto di estinzione, possibile grazie agli studi di paleontologia sulle specie oggi non più presenti.

Come i creazionisti, allora come oggi, spieghino l’estinzione di milioni di specie nel corso dei millenni e come motivino la loro teoria di un disegno intelligente che però ha “sacrificato” così tante specie durante l’evolversi del pianeta, rimane un mistero. Semplicemente i più negano che queste specie ora estinte siano esistite, oggi note soprattutto attraverso i ritrovamenti fossili.

Le ricerche scientifiche ci dicono invece che la terra ha subito alcuni fenomeni definiti “grandi estinzioni di massa” (cioè la scomparsa di una percentuale elevata di specie in tempi geologici piuttosto brevi), l’ultima delle quali sarebbe avvenuta nel Cretaceo, circa 66 milioni di anni fa. Ad esempio, alla fine dell’estinzione di circa 200 milioni di anni fa, almeno l’80% delle specie marine sarebbero scomparse. Fenomeni quindi che nessuno potrebbe attribuire all’uomo, ma che hanno avuto un impatto notevole sugli equilibri ecosistemici.

Per avvicinarci alla storia più recente e ritornare al focus principale sulla specie umana, uno dei fenomeni di estinzione più interessanti è sicuramente quello degli ominidi che ci hanno preceduto e che, in alcuni casi, hanno parzialmente convissuto con noi.

La storia delle ricerche sulle specie di ominidi recenti ha avuto negli ultimi anni numerose interessanti scoperte, come l’anteposizione della comparsa del sapiens ad almeno 300.000 anni fa o la scoperta di un altro ominide in Siberia, chiamato Uomo di Denisovan, che avrebbe occupato le steppe siberiane e che sarebbe geneticamente apparentato con il neanderthal.

Sulla sua estinzione si sa tuttavia ancora troppo poco. Un’altra specie nota da più tempo, l’Homo floresiensis, forse comparso già circa 700.000 anni fa, è invece un piccolo ominide che occupava l’isola di Giava e si sarebbe estinto mentre il sapiens sperimentava le prime tecniche agricole nel vecchio continente, circa 13000 anni fa.

Infine, le più recenti indagini sul DNA mostrano una nuova prospettiva sull’estinzione del neanderthal. Non sterminato dai nemici sapiens, non devastato dalle epidemie (o almeno non solo), ma semplicemente almeno in parte “assorbito” dal fenomeno di speciazione del sapiens.

È ormai confermato che una percentuale di genoma neanderthal sia nel nostro patrimonio genetico, ma anche che alcuni neanderthal in Siberia avessero geni sapiens. Una fase quindi di interbreeding (interspeciazione) molto più lunga e complessa di quanto immaginassimo, che in qualche modo ha culminato con la scomparsa del nostro “cugino” più prossimo. Un caso di estinzione parzialmente causato dal sapiens, allora come oggi, ma probabilmente inconsapevole.

L’estinzione è quindi un fenomeno non meno complesso di quello della speciazione, con il quale costituiscono il lungo e affascinante percorso dell’evoluzione delle specie sulla terra, ancora tutto sommato poco conosciuto. Distinguere i fenomeni antropici da quelli non antropici rimane comunque una responsabilità della nostra specie, affinché la prossima estinzione di massa non sia la prima ad essere causa da una delle specie stesse.

Cover: foto di Alessio Ferretti su Unsplash.

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Claudia Speciale

Sono un'archeologa preistorica e affianco alla ricerca sul rapporto 
tra l'uomo e l'ambiente nel passato la didattica e la divulgazione per 
grandi e piccoli. Mi piace scrivere e diffondere la conoscenza dei
 luoghi antichi e moderni facendo la guida.


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