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Immunità solidale e vaccini, storia di un hashtag

Francesca Azzi

È un tema molto acceso, in questo periodo, in Puglia, quello dei vaccini. Un focolaio familiare e nosocomiale di morbillo porta i riflettori, ancora una volta, sull’importanza della vaccinazione. Sono 8, tra cui un bambino di 12 mesi, i casi di morbillo che, in un breve periodo, hanno portato a parlare di epidemia. Forse sarebbe più adeguato parlare di emergenza medico sanitaria e di riflettere sul fatto che una malattia come il morbillo torna a far parlare di sé dopo anni di silenzio. È un evidente segnale che qualcosa è cambiato, si sono interrotte quelle buone pratiche di vaccinazione che hanno tenuto sotto controllo il diffondersi di questa malattia.

Un’interruzione che trova facile spiegazione in quella che si può chiamare cattiva informazione, ma anche nella non sempre chiara ed esaustiva comunicazione sull’importanza che ha vaccinarsi per sé stessi e per gli altri.

Antonio Di Mauro

Oltre i rumori della cronaca c’è poi Antonio Di Mauro, un giovane pediatra di Bari, molto attivo nella divulgazione scientifica, che combatte per una comunicazione efficace tra medico e paziente e contro la diffusione delle fake news. In un post su Facebook lancia un hashtag, #immunitàsolidale, che in pochissimo tempo raggiunge milioni di utenti sul web e viene condiviso da più di 25000 persone.

#ImmunitàSolidale: ci racconta la nascita e il senso di questo hashtag e perché ha suscitato tanto scalpore? Perché è importante “umanizzare” la scienza e la medicina in particolare?

#immunitàsolidale è un appello ad abbandonare il “medichese”, è un modo per arrivare alla gente comune perché si comprenda –immediatamente – il valore sociale della vaccinazione. La vaccinazione è infatti un atto di protezione per stessi ma anche un atto di solidarietà verso il prossimo. Se nel 2017 sono stati segnalati ben 5402 casi di morbillo e si è dovuti ricorrere alla coercizione per far vaccinare i bambini e alzare le coperture vaccinali, qualcosa nella comunicazione è stata sbagliata.
Un diritto, quello alla salute, ha avuto bisogno di un obbligo perché venga acquisito. La colpa è dei medici, che non hanno saputo spiegare l’importanza della vaccinazione. La colpa è degli stessi vaccini, la cui grande efficacia nel contrastare le patologie infettive ci ha permesso di vivere senza epidemie e di dimenticare quelli che sono gli effetti devastanti delle patologie infettive.

Perché tante persone in Italia, e non solo, hanno così paura del sistema dei vaccini per l’infanzia? Non sono troppi i vaccini per i neonati? Cos’è importante che sappiano i genitori?

Circa il 10% della popolazione ha paura dei vaccini. Questa paura deriva in gran parte dalle “storie” che vengono scritte e raccontate sui social media. La vaccinazione, come qualsiasi altra attività umana, non è esente da rischi. Ma il rischio di una vaccinazione è infinitesimamente inferiore rispetto ai benefici personali e sociali che questa comporta.

Qualche numero: 1 vaccino anti morbillo su 1 milione può causare una reazione allergica grave, un bambino su 3000 affetto da morbillo muore, 10 su 100 avranno un’otite media, 5 su 100 una broncopolmonite, 1 su 1000 un’encefalite.

Ogni volta che somministriamo un farmaco ai nostri bambini ci esponiamo a dei rischi. Lo stesso vale per il vaccino. È la valutazione rischi/benefici che ci deve far fare la scelta giusta. Per i vaccini, a fronte di rarissimi effetti collaterali gravi e permanenti, in cambio riceviamo Salute per noi e per la comunità in cui viviamo. Se ci si affida al “sentito dire” e alle “fake news”, ai titoli di giornali o alla medicina fatta nelle aule dei tribunali, è facile perdere la bussola.

Riguardo al numero di vaccini, c’è una considerazione da fare: il neonato quando viene al mondo entra in contatto con milioni di “sostanze che stimolano il sistema immunitario”. Pensate solo a quanti batteri incontra quando esce dall’utero e si ritrova nella zona vaginale e perianale della madre.

Tutti i dieci vaccini obbligatori, distribuiti nei 15 mesi di vita, contengono poche centinaia di “sostanze che stimolano il sistema immunitario”. Il sistema immunitario dei bambini è perfettamente in grado di “sopportare” tutto questo.

È bene che i genitori sappiano che dietro la messa in commercio dei vaccini, ci sono studi rigorosi sulla loro efficacia e sulla loro sicurezza.

È bene che sappiano che è sempre attivo un servizio di farmacovigilanza che controlla tutti gli eventuali effetti avversi così da creare vaccini sempre migliori e sempre più efficaci.

È bene che sappiano che il nostro sistema sanitario nazionale è uno dei migliori al mondo. Va rispettato e protetto. Non è corrotto, non gioca a favore di Big Pharma. Gioca a favore della Salute Collettiva. Promuove l’allattamento al seno a discapito delle case farmaceutiche che producono latte artificiale. Promuove la vaccinazione a discapito delle case farmaceutiche che producono farmaci contro le malattie infettive.

Non ci sogneremmo mai di criticare lo Stato perché consiglia il casco quando si viaggia in moto solo perché c’è una azienda che produce caschi che da questo obbligo ha un profitto. Perché lo facciamo sui vaccini?

È stata dimostrata una correlazione tra vaccini e autismo?

Questa è la fake news meglio riuscita della storia. In breve: un medico inglese pubblica su Lancet uno studio su 12 bambini che segnalava un legame tra autismo e vaccino MPR (morbillo, parotite, rosolia). Nel frattempo, lo stesso medico, cerca di brevettare un kit diagnostico per la diagnosi di autismo e un nuovo vaccino MPR. Pochi anni dopo, si viene a scoprire che i dati presentati su questa rivista erano stati “taroccati” per trarne profitto. In sostanza questo medico aveva pubblicato un articolo per poter vendere meglio i suoi prodotti.

Il medico in questione viene radiato dall’albo dei medici britannici, il suo articolo viene cancellato dalla letteratura scientifica perché “corrotto”, la bufala viene a galla…ma il danno ormai era stato fatto. La sua bufala condivisa in modo virale sul web era stata confusa per scienza.

I dati epidemiologici disponibili su milioni di persone (non dodici!) dimostrano in modo conclusivo che non esiste alcuna prova di un’associazione causale tra vaccini MPR e lo sviluppo di disturbi dello spettro autistico. La ricerca sui disturbi dello spettro autistico va avanti e nel prossimo futuro saremo in grado di diagnosticare tali disturbi in maniera sempre più precoce, molto prima che vengano fatti i vaccini che, appunto, non c’entrano nulla!

Non responders: chi sono, che incidenza hanno nelle statistiche dei vaccini e soprattutto cosa si può fare per loro?

Nessun vaccino è efficace al 100%. Così come non è efficace al 100% qualsiasi medicina. Ci possono essere dei casi in cui un bambino, pur se vaccinato, risulta comunque non protetto. I non responders variano in relazione al tipo di vaccino e all’età. Per ovviare a questo problema spesso alcuni vaccini necessitano di un richiamo.

Cosa si può fare per proteggere i non responders? Affidarsi all’ #immunitàsolidale: se tutti si vaccinano, gli agenti infettivi non circolano e anche i vaccinati non responders – o i non vaccinati perché affetti da patologie gravi – sono al sicuro.

Cosa succede quando un pediatra riceve l’accesso di un paziente infetto, in questo caso da morbillo?

La sorveglianza delle malattie infettive come il morbillo è basata sulle notifiche dei medici curanti agli operatori della sanità pubblica. Questa notifica deve essere quanto più tempestiva possibile.

Il problema della notifica del morbillo è da ricercare nelle caratteristiche cliniche della patologia.
Prima del classico esantema maculopapuloso – i classici “puntini rossi” su tutto il corpo – il morbillo è indistinguibile da altre patologie infettive, anche quelle banali.

Si manifesta infatti con: febbre, naso che cola, congiuntivite e tosse stizzosa.
A fronte però di questi sintomi banali, il bambino affetto da morbillo è altamente contagioso e può facilmente diffondere il virus attraverso le secrezioni respiratorie.

Solo con il passare del tempo, circa 4 – 6 giorni, compare il classico esantema, possono manifestarsi le temibili complicanze (otiti, polmoniti, encefaliti, morte) e sarà possibile fare diagnosi con certezza.

A questo problema ci sono due soluzioni: la prima, mantenere sempre alta l’attenzione sulle precauzioni di isolamento e le norme igieniche nei casi altamente sospetti; la seconda, far sì che l’intera comunità e gli operatori sanitari siano vaccinati.

Più l’#immunitàsolidale è alta meno il virus del morbillo riuscirà a circolare.
Più l’#immunitàsolidale è alta, meno casi di morbillo si registreranno in bambini indifesi. Tutto dipende da noi.

 

*In cover una foto di Annie Spratt su Unsplash.

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Francesca Azzi
Francesca Azzi

Nata a Parma e cresciuta in una scuola di musica e teatro, mi appassiono presto di scienza e microscopia e questo mi porta a laurearmi in Biologia, passando tanto tempo nei laboratori di Genetica vegetale dell’Università di Parma. Convinta che fin da piccoli sia importante aprirsi alle scienze, ho collaborato all’organizzazione degli eventi del Darwin Day.

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