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Il riscaldamento globale e il Mar Mediterraneo

Roberto Ingrosso

Come e quanto si riscalda il mare dato l’aumento delle temperature globali?

Negli ultimi decenni le temperature del nostro Pianeta sono aumentate di quasi 1°C, un aumento estremamente rapido, se consideriamo i tempi che solitamente impiega la Terra per riscaldarsi anche di pochi decimi di grado. Questo aumento rapido delle temperature è legato strettamente alle attività dell’uomo e in particolare alle emissioni di gas serra, quali ad esempio l’anidride carbonica (CO2) e il metano (CH4), prodotte dai processi industriali e agricoli, dagli allevamenti intensivi e dai trasporti. Su questa conclusione la comunità scientifica è ormai concorde, grazie alle numerose evidenze scientifiche che sono emerse nel corso degli anni.

Cos’è il riscaldamento globale?

Ecco che espressioni come “riscaldamento globale” o “cambiamento climatico” sono entrate nel linguaggio comune, attraverso i mezzi di informazione che, non sempre in maniera corretta e rigorosa, hanno trattato il problema. Quando si parla di riscaldamento globale, spesso si fa riferimento ad un aumento delle temperature dell’aria, ma si parla sempre molto poco degli oceani e dei mari. Eppure la parte superficiale del nostro Pianeta è caratterizzata per oltre il 70% da acqua. Per questo motivo è bene chiarire come gli oceani stiano reagendo all’aumento delle concentrazioni di gas serra in atmosfera.

Quanto si sono riscaldati gli oceani negli ultimi anni?

La risposta più immediata riguarda l’andamento delle temperature medie oceaniche in superficie. Guardando il grafico qui in basso possiamo notare come anche le temperature oceaniche superficiali (in blu) siano aumentate nel corso di questi ultimi decenni, sebbene in misura minore rispetto alla parte di terra (in rosso). Questa dinamica si spiega semplicemente facendo riferimento alla maggiore capacità termica dell’acqua rispetto alla terra, proprietà che permette agli oceani di immagazzinare grandi quantità di calore e di rilasciarlo poi gradualmente. Non è un caso che i climi delle zone prossime al mare siano più miti di quelle continentali.

 

Grafico sulle temperature marine e terrestri

Fig. 1: anomalia di temperatura media per la terra (in rosso) e per gli oceani in superficie (blu). Fonte: NASA GISS

 

Se consideriamo il calore accumulato dagli oceani, emerge un nuovo dato molto interessante che conferma quanto detto in precedenza. Come si vede dalla figura 2, il contenuto di calore oceanico sta aumentando a ritmi elevati e questo mostra come l’aumento delle temperature atmosferiche sia limitato proprio dalla grande capacità degli oceani di trattenere il calore al loro interno, re-distribuendolo, in parte, in profondità.

 

Aumento del calore oceanico 1955-2018

Fig. 2: anomalie di contenuto di calore oceanico per il periodo 1955-2018. Fonte: NOAA

 

Possiamo parlare di “tropicalizzazione” del Mar Mediterraneo?

Per quanto riguarda il Mar Mediterraneo le cose non vanno molto diversamente in termini di temperatura. La mappa in basso evidenzia sulla le temperature medie superficiali del Mediterraneo. È stata prodotta nell’ambito di un progetto europeo per il monitoraggio marino, e mostra come anche il Mediterraneo si è riscaldato in maniera significativa, in particolare nell’area orientale. Per quanto riguarda il contenuto di calore oceanico, le cose non cambiano in quanto il Mar Mediterraneo sta accumulando parte del calore in eccesso. Calore dovuto in gran parte ai gas serra emessi dall’uomo. Il rosso presente sulla mappa è quindi un’impronta evidente dell’impatto dell’uomo sull’ambiente naturale.

 

Tendenza riscaldamento Mediterraneo

Fig 3: Mappa del trend delle temperature superficiali marine del Mar Mediterraneo, ottenuta tramite prodotto di ri-analisi My Ocean/Copernicus, per il periodo 1987-2012

 

Il Mar Mediterraneo rappresenta senza dubbio un cosiddetto “punto caldo” climatico e di biodiversità per il nostro Pianeta, ovvero un’area dove le risposte fisiche e biologiche del sistema sono maggiori rispetto ad altre aree in occasione di un cambiamento, nel nostro caso un cambiamento di tipo climatico. Il “Mare Nostrum” è un mare estremamente interessante, caratterizzato da una circolazione termo-alina, in parte simile a quella che caratterizza gli oceani. Le sue acque “salate” contribuiscono, entrando nell’Oceano Atlantico (meno salato) e spostandosi in parte verso Nord, alla formazione delle acque profonde alle alte latitudini, in particolare nel Mar di Groenlandia, e quindi del “grande nastro trasportatore oceanico”.

Quante specie popolano il Mediterraneo?

Il Mediterraneo è un mare caratterizzato da una grande biodiversità e si stima che sia abitato dalle quindicimila alle ventimila specie marine (Bianchi et al., 2012). L’aumento delle temperature del mare ha diversi tipi di impatto sull’ecosistema marino, tra i quali la cosiddetta “tropicalizzazione”, dove un aumento delle temperature determina la creazione di un ambiente più favorevole alla vita e alla diffusione di specie che abitano solitamente mari più caldi. È comunque difficile discriminare tra le possibili cause, naturali o antropiche, dell’ingresso e della colonizzazione, di specie alloctone nel Mediterraneo. Alcune attività legate all’uomo hanno in alcuni casi favorito questo fenomeno, quali la pesca intensiva o l’introduzione accidentale di specie “aliene” tramite le acque di zavorra delle navi che compiono viaggi internazionali.

Quali sono gli effetti della tropicalizzazione?

Un primo segnale di risposta, legato all’aumento delle temperature del mare prende il nome di “meridionalizzazione” (Bianchi e Morri, 1993) e consiste in una migrazione verso nord di specie che solitamente vivono nel Mediterraneo meridionale (Francour et al., 1994): alcune specie di pesci, organismi sedentari e macro alghe bentoniche. Sono specie estremamente sensibili alle temperature e che vanno allargando il loro areale (area in cui vivono) in direzione nord. A questa migrazione se ne sta aggiungendo un’altra, caratterizzata da “specie non indigene” (NIS), che riescono a introdursi nel Mar Mediterraneo. Ne sono state contate oltre 500 negli ultimi anni (Galil, 2007) e il fenomeno sembra in aumento nelle ultime decadi. Parliamo così di “tropicalizzazione”. In questo caso è più difficile distinguere se sia il fattore climatico, legato all’aumento di temperatura, o se siano altri fattori, naturali o antropici, ad avere un ruolo predominate, per cui è sempre bene valutare caso per caso. Ma un Mediterraneo più caldo rappresenta un ambiente sicuramente più favorevole per quelle specie, che solitamente vivono in aree più calde.

Le specie che popolano il Mediterraneo soffrono la tropicalizzazione?

Altri tipi di impatto si stanno registrando nel nostro mare, alcuni legati a eventi di mortalità di massa, come quelli che hanno caratterizzato alcuni invertebrati quali i coralli gorgonia, fortemente sensibili a piccoli cambiamenti di temperatura, altri legati al rischio di estinzione di specie d’acqua fredda. Alcune specie di meduse hanno avuto vere e proprie “esplosioni” nella loro popolazione (Boero et al., 2008) con grave impatto sia per gli ecosistemi marini che per le attività dell’uomo.

Il Mediterraneo è un “punto caldo” del riscaldamento globale?

In conclusione, la grande capacità degli oceani di trattenere il calore sta limitando gli effetti dell’aumento dei gas serra prodotti dall’uomo in atmosfera, ma i mari si stanno riscaldando e gli ecosistemi marini cominciano fortemente a risentirne. Gli oceani rilasceranno nel tempo parte di quel calore in eccesso, peggiorando gradualmente lo stato di salute della biosfera. Il Mar Mediterraneo non solo non è estraneo a questi processi, ma rappresenta un “punto caldo”, un’area estremamente sensibile ai cambiamenti che l’uomo sta apportando al nostro Pianeta. Limitare al massimo le emissioni di gas serra significa anche preservare il nostro meraviglioso mare e l’incredibile biodiversità che lo caratterizza.

 

Bibliografia
 Bianchi C.N. et al., 2012. “Mediterranean Sea biodiversity between the legacy from the past and a future of change” In Life in the Mediterranean Sea: A Look at Habitat Changes. Nova Science Publishers, Inc. – New York
 Bianchi C.N., Morri C., 1993. “ Range extension of warm-water species in the northern Mediterranean: Evidence for climatic fluctuations? ” Porcupine Newsletter, 5 (7).
 Boero F. et l., 2008. “I – EXECUTIVE SUMMARY OF CIESM WORKSHOP Climate warming and related changes in Mediterranean marine biota. CIESM Workshop Monographs 35: 5-21Francour P. et al., 1994. “Are the Mediterranean waters becoming warmer? Information from biological indicators”. Marine Pollution Bulletin. Vol.28. Issue 9, pp. 523-526.
 Galil B.S. 2007. “Loss or gain? Invasive aliens and biodiversity in the Mediterranean Sea”. Marine Pollution Bulletin, 55 (7-9): 314-322.

 

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Roberto Ingrosso
Roberto Ingrosso

Meteorologo. Da bambino convinsi la mia classe a iscriversi a un'associazione ambientalista, poi mi sono laureato in Scienze Ambientali a Lecce; ho svolto un tirocinio all'Arpa; un Master in Gestione delle risorse ambientali e il corso in Oceanografia Operativa del CMCC. Qui ho poi lavorato su indicatori climatici, validazione di modelli oceanografici, previsione delle onde del mare.

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