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Il 16 giugno, anniversario della nascita di Archie Carr, padre della biologia delle tartarughe marine, specie a cui ha dedicato la sua intera carriera di ricercatore, è ufficialmente la Giornata mondiale delle tartarughe marine.
In Italia è stato sviluppato un progetto tecnologico per tutelarle, il ‘tartatag’, basato sull’uso di tag satellitari.

Nel video conosciamo una delle Caretta caretta che beneficiano di questa tecnologia, trovata da un mitilicoltore del Mar Piccolo di Taranto, intrappolata in una rete fantasma e priva di un arto posteriore. Grazie al recupero e alle cure ricevute prima alla Sea Turtle Clinic dell’Università di Bari, poi dal Centro di Recupero Tartarughe Marine Wwf di Policoro, la tartaruga è stata munita di un tag satellitare per cetacei, riadattato all’utilizzo per chelonidi, e liberata in mare.

Questa tecnologia del sistema di monitoraggio satellitare è stata ottenuta grazie al finanziamento della Fondazione Con il Sud nel progetto promosso da Jonian Dolphin Conservation, Cnr Stiima di Bari e dipartimento di Ecologia di Uniba “Ketos – Centro Euromediterraneo del Mare e dei Cetacei”.

Grazie a questo tag è possibile studiare gli spostamenti di Erasmus e viaggiare con lei: dopo essere stata liberata, la tartaruga ha trascorso due settimane nelle acque Metapontine e ora, dopo quattro mesi, si trova ancora all’interno del Mar Piccolo di Taranto. Questo significa, per i ricercatori, che il Golfo di Taranto è non solo un importante sito di nidificazione, ma anche un’area di svernamento e alimentazione per gli individui di ogni taglia, quindi un luogo di vitale valore per la protezione della specie.

Ora è possibile seguire anche Alessandra, Caretta caretta dotata di tag satellitare e liberata lo scorso 18 maggio sempre a Policoro. Recuperata grazie all’intervento di un pescatore della Cooperativa Nereide di Policoro, Alessandra era in asfissia per annegamento e destinata a morte certa poiché incastrata sul fondo del mare e bloccata da una vecchia rete da posta. Ora anche Alessandra sta bene e si trova a qualche chilometro dall’Oasi Wwf, lungo le coste metapontine.

Grazie ai sistemi satellitari per gli esperti sarà sempre più facile comprendere abitudini e spostamenti di questi rettili marini la cui ecologia è ancora poco conosciuta. Anche se è ancora prematuro affermarlo, le due tartarughe sembrano essere fedeli a quest’area, dalla superficie a 200 metri di profondità.

*fonte AdnKronos
Redazione
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