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Continuano a fondere i ghiacciai di Bering

I ghiacci artici continuano a fondere: nel Mare di Bering sono spariti quasi del tutto. È bastata una sola settimana perché nello scorso febbraio ne svanisse un terzo, complice un’ondata di caldo. Inoltre, ad aprile i livelli hanno toccato un altro record negativo, attestandosi al 10% di quelli di solitamente rilevati alla fine del mese.
«Siamo caduti da un precipizio» ha twittato Rick Thoman, climatologo che opera in Alaska per l’Amministrazione Nazionale Oceanica e Atmosferica (NOAA) statunitense. Il quale ha evidenziato che il ghiaccio quest’anno è scomparso quattro settimane prima rispetto a qualsiasi altro anno (tranne che nel 2017, in cui l’estensione era ben al di sotto del normale).

Apprensione in Alaska

Uno stravolgimento dei territori abitati che ha mandato in scompiglio le popolazioni costiere dell’Alaska, le quali sfruttano la copertura di ghiaccio per caccia e trasporti. Tanto che Brian Brettscheider, climatologo del Centro di Ricerca Artica Internazionale (IARC), ha detto al Washington Post: «Senza il ghiaccio, è molto difficile, se non impossibile, mettere cibo in tavola».
Meno ghiaccio marino significa anche meno protezione dalle tempeste, come quella che ha colpito Little Diomede Island a febbraio, causando interruzioni di corrente e detriti di ghiaccio sulla spiaggia, con danni all’impianto di trattamento delle acque e all’eliporto.

Gli effetti della fusione dei ghiacci

Il rapporto afferma che i bassi livelli di copertura ghiacciata del Mare di Bering nel 2018 sono dovuti a due fattori: temperature più calde e aumento delle tempeste. «Le comunità devono prepararsi per un maggior numero di inverni con ghiaccio marino basso e condizioni burrascose, anche se ogni inverno non sarà come questo, probabilmente ci saranno inverni simili in futuro. La formazione del ghiaccio rimarrà probabilmente bassa se le temperature dell’acqua calda nel Mare di Bering continuano», conclude.

Il riscaldamento globale accelera

Questo è l’ultimo, vistoso esito del surriscaldamento globale, che procede ad accelerazione costante: nel 2016 si sono registrati mediamente 0,9 gradi in più rispetto al trentennio 1950-1980. Finora nell’Artide si è persa una quantità di ghiaccio pari a metà dell’estensione degli Stati Uniti d’America, a riprova di quanto esso sia vulnerabile in confronto alle altre zone della Terra. Una regione fragilissima, che controlla tutta la circolazione oceanica del pianeta e che protegge dalla radiazione solare, oltre ad offrire l’habitat a numerose specie animali destinate ad estinguersi di questo passo.
Sul cambiamento climatico c’è l’impronta delle attività umane. Le principali cause alle quali si può attribuire lo scioglimento dei ghiacciai sono: incremento della concentrazione di gas serra nell’atmosfera, così come deforestazione e allevamenti intensivi.

Conto alla rovescia per il 2100

Restando in tema, è di otto mesi fa uno studio pubblicato su Nature Communications secondo il quale le zone periglaciali si ridurranno drammaticamente entro il 2050 e “quasi scompariranno” entro il 2100. Queste costituiscono circa un quarto della superficie della terraferma e si trovano per lo più a latitudini e ad altitudini elevate.
L’effetto serra – è bene ricordarlo – è un fenomeno naturale e produce sulla superficie terrestre un aumento di temperatura di circa 33 gradi centigradi, ma l’attività dell’uomo ne ha incrementato l’effetto con conseguenze sull’equilibrio radiativo e la partizione energetica superficiale terrestre. E, quindi, causando anche la fusione dei ghiacciai.

Per saperne di più su come il riscaldamento globale agisce sugli oceani e sul Mediterraneo puoi leggere il nostro approfondimento.

Giovanni De Benedictis

Nato a Bari nel 1984, è giornalista professionista. Laureato col massimo dei voti in Lettere moderne sia alla triennale (curriculum “editoria e giornalismo”) che alla magistrale (filologia moderna), ha un passato da studente di Biologia e difficilmente s’imbatte in qualcosa che non gl’interessi almeno un po', specie se riguarda la sua antica passione per le scienze naturali.

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