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Il lavoro che segue è il risultato di un percorso di Educazione civica, volontariato e giornalismo realizzato dalla classe 5AS 2020-2021 del Liceo Scientifico “Fermi-Monticelli” di Brindisi. La formazione giornalistica e la sensibilizzazione alle tematiche è stata realizzata dal direttore della testata, Andrea Aufieri e dalla sociologa e criminologa Maria Nimis, presidente dell’associazione “S in P – Sociologia in progress”, con il supporto dell’associazione Meh, editrice di sinapsimag.it e di CulturAmbiente Onlus. Il progetto è finanziato dal Csv di Lecce-Brindisi. Si ringrazia la docente Claudia Pedone per il ruolo di referente del progetto per la scuola.

Elenco degli argomenti, realizzati dalla classe divisa per gruppi:

Il consumo di suolo in Puglia e in Italia

Il rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) del luglio 2020 colloca la Puglia al terzo posto per l’aumento del consumo di suolo tra 2018 e 2019, con una differenza di 626 ettari rispetto allo scorso anno. Al primo posto i 785 ettari del Veneto e i 642 ettari della Lombardia. Cresce nella regione il tasso degli ecoreati e Legambiente la colloca seconda nel “Rapporto Ecomafia 2020. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia”, realizzato con Cobat e Novamont. Due dati che fanno riflettere. Anzitutto, su come il nostro paese si stia allontanando sempre più dagli obiettivi dell’Agenda Onu 2030, soprattutto dal goal numero 15, che prevede anche la salvaguardia del suolo. Non è da escludere il peso su questo ritardo del secondo dato, quello della crescita di attività criminali a danno dell’ambiente.

Il danno al suolo

Dovremmo ormai essere consapevoli dell’importanza che ha il suolo. Una risorsa non rinnovabile che ricopre un ruolo fondamentale in molti aspetti della vita terrestre, dal clima alla regolazione idrica, nutrimento e salvaguardia della biodiversità degli esseri viventi. Eppure non smettiamo di sfruttarlo dalla prima rivoluzione industriale, quando le città hanno preso sempre più il posto delle campagne e l´agricoltura è stata sostituita dall´edilizia e dall´industria. Cementificazione per la costruzione di palazzi e infrastrutture, impiego di sostanze tossiche nelle colture, abuso di materiali dannosi nell´edificazione. Elementi che provocano l’impermeabilizzazione del suolo, che diventa così sempre meno in grado di svolgere le sue funzioni.

I crimini contro l’ambiente

Alla moltitudine di attività dannose che fanno parte ormai della quotidianità, si aggiunge l´intenso contributo delle ecomafie. Le organizzazioni criminali si occupano dello smaltimento illegale dei rifiuti con metodi letali, come l’esportazione e l’importazione di animali esotici con conseguente estinzione delle specie; abusivismo edilizio su larga scala e molto altro. Nel 2019 sono stati denunciati in Italia circa 11.484 illeciti nel ciclo del cemento e 9.527 in quello dei rifiuti. In Puglia sono state 3.598 le infrazioni segnalate nel rapporto Ecomafia di dicembre 2020, superate solo dalla Campania, con 5.549 reati contro l´ambiente.

Suolo e disastri ambientali

Questo fenomeno porta a conseguenze più o meno gravi, ma sempre negative. È ridotta la produzione agricola, poiché i terreni utilizzabili sono sempre meno e per sempre meno tempo. Per di più, un terreno impermeabile non filtra né l´acqua, facendo aumentare i rischi di frane e alluvioni, né le emissioni, incidendo così sul clima. Molti habitat vengono distrutti provocando l´estinzione delle specie e il paesaggio muta completamente, minacciando così l´identità dei luoghi, uniformandoli.
Tutto ciò può essere tradotto in termini economici: tra il 2018 e il 2019 in Italia è stata registrata una perdita di prodotti agricoli pari a circa 7,4 miliardi di euro e di 27 milioni di euro per il legname. Oppure in termini culturali: in Puglia tra il 2012 e il 2019 sono stati persi circa cinquantamila quintali di oliveti, una coltura caratteristica del luogo (messa poi a dura prova anche dal batterio della xylella fastidiosa).

Il suicidio dell’umanità

Gli effetti del consumo del suolo ricadono anche sull´uomo, che ne è il principale responsabile. Per questo si può parlare di un suicidio. Un terreno arido porta alla maturazione di alimenti poveri e insani, che influenzano poi l´organismo di chi se ne nutre. A questo si aggiungono le emissioni tossiche di centrali e industrie, le radiazioni a cui ogni giorno siamo sottoposti, e il risultato è il frequente insorgere di patologie, soprattutto nei bambini tra 0 e 14 anni. L’associazione italiana registri tumori (AIRTUM) aggiorna una banca dati i cui primi risultati sono stati pubblicati nel 2012: dal 2003 al 2008 il tasso complessivo di incidenza di tumori maligni in questa fascia d´età in Puglia è pari a 165,2 per milione. Gli studi successivi, basati sui dati raccolti tra il 2011 e il 2014, registrano un aumento del rischio di mortalità per tumore al polmone, alla vescica e al sistema linfoemopoietico per chi risiede in un raggio di due chilometri di distanza dalle industrie. Nella provincia di Bari l’amianto ha ucciso negli anni centinaia di persone e ancora oggi si ha un eccesso di malattie nella zona.

Uno sguardo più responsabile verso l’ambiente

Come sostiene Jonas con la sua teoria dell’euristica della paura, dal terrore che le azioni dell’uomo si ripercuotano sul singolo individuo, nasce la responsabilità delle società verso l’ambiente. In Italia il disastro di Chernobyl porta a una sempre più sistematica organizzazione legislativa, che culmina nel 2006 con l’adozione del Testo Unico sull’Ambiente, che integra anche le direttive internazionali che nel frattempo si erano moltiplicate, arrivando all’adozione del Protocollo di Kyoto, entrato in vigore nel 2005. La salvaguardia delle risorse ambientali diventa uno dei temi principali su cui si esprime l`Onu un decennio più tardi con la proposta dell’Agenda 2030. Questo documento prevede 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile, riguardanti tutti i continenti. Tra questi, il numero 15, come accennato, riguarda il proposito di ¨Proteggere, ristabilire e promuovere l`uso degli ecosistemi terrestri, la gestione sostenibile delle foreste, combattere la desertificazione, fermare e rovesciare la degradazione del territorio e arrestare la perdita delle biodiversità¨. Dunque è chiaro, ma soprattutto evidente a tutti ormai, come il consumo di suolo e le situazioni che ne derivano siano diventate un problema. Per di più l’Onu aggiunge degli obiettivi intermedi che rappresentano gli strumenti con i quali questo obiettivo possa essere raggiunto. La strada da fare per raggiungere un livello di sviluppo sostenibile è ancora molta, ma delle differenze già si notano. Mentre il consumo di suolo italiano tra il 2014 e il 2015 è aumentato di circa 15.000 ettari, tra il 2015 e il 2016 la superficie consumata aumenta solo di 5.000 ettari, una notevole diminuzione a seguito della pubblicazione del documento delle Nazioni Unite.

Il consumo di suolo nei dati, tra monitoraggio e aspettative

Come sarebbe l’Italia se le aspettative dell’Agenda 2030 fossero rispettate?

La realtà attuale, però, lascia piuttosto perplessi sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi in un decennio, fotografando più incrementi che decrescite.

Il consumo di suolo in Puglia

La Puglia è al terzo posto per l’incremento di suolo consumato nel 2019, come visto nella tabella nazionale dei dati Ispra. Guardando più da vicino, possiamo evidenziare la tendenza tra le provincie pugliesi che ci interessano in primo luogo.

In percentuale è la provincia di Lecce a consumare più suolo e quella di Foggia a consumarne di meno. La tendenza maggiore a sfruttare eccessivamente il suolo, per aumentare i guadagni che derivano dal suo impiego, si ha nelle zone più turistiche che nonostante tutto sarebbero le più interessate a mantenere al meglio le condizioni del suolo da cui provengono i loro guadagni.

Copertura mediatica troppo generica e incostante

Volendo informarsi sull’argomento, è possibile concludere che le testate giornalistiche che hanno trattato questi temi sono quasi inesistenti e, quando ci sono, trattano del consumo di suolo a livello nazionale e in modo superficiale. Manca l’impegno da parte di enti di informazione locali che trattino più nello specifico il problema. C’è bisogno di una consapevolezza popolare capillare per fermare questo fenomeno assolutamente negativo, ma per fare ciò bisogna estendere la copertura mediatica di questo tipo di eventi da parte di testate nazionali e locali. È stato possibile giungere a questa conclusione effettuando una ricerca aggregata di dati non strutturati sul browser Google News, interrogando il motore di ricerca sugli articoli riguardanti il consumo di suolo e il consumo di suolo in puglia pubblicati nel corso dell’ultimo biennio.

Le buone pratiche di contrasto al consumo di suolo

Per contrastare l’inerzia dei dati e gli interessi della cementificazione, sono stati indagati quattro ambiti in cui è possibile ritrovare esempi positivi e best practices che riducono il fenomeno del consumo di suolo, che possono essere di stimolo nei quattro campi indagati:

  • Leggi, protocolli e progetti per il suolo
    La proposta di legge nazionale e gli esempi regionali.
  • Tecnologie bio-based
    Esempi di tecnologia per la tutela dell’ambiente: DND biotech (RoboNova)e Re Soil Foundation.
  • Sensibilizzazione sul territorio salentino
    L’attività dell’associazione “Manu Manu Riforesta!”
  • Siti web per piantare alberi
    L’esempio di Treedom per la riforestazione

Un disegno di legge contro il consumo e per il riutilizzo di suolo

Disegno di Legge nazionale “AS 164” e “AC 63”: “Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati”, promosso dal Forum “Salviamo il paesaggio”. Questa proposta di legge è per fermare il consumo di suolo attraverso il recupero del patrimonio edilizio esistente e la riconversione delle aree abbandonate. Inoltre, secondo la proposta per tutelare il territorio non urbanizzato, a livello nazionale si dovrebbe:

  1. stabilire regole valide per tutte le regioni avvalendosi delle competenze statali in materia di paesaggio;
  2. applicare le leggi esistenti, e procedere tempestivamente alla individuazione delle “linee fondamentali dell’assetto del territorio nazionale per quanto riguarda la tutela del paesaggio, con finalità di indirizzo della pianificazione”, come prescrive il Codice del paesaggio;
  3. ribadire il principio che l’edificazione è una facoltà che appartiene alla Collettività e alle sue rappresentanze democratiche;
  4. affrontare la questione della formazione di una pubblica amministrazione competente, motivata, autorevole, in assenza della quale nulla di serio e di durevole si potrà fare nel territorio.

L’esempio positivo della Valle d’Aosta

  • Con solo 3 ettari di territorio impermeabilizzato nell’ultimo anno, è la prima regione italiana vicina all’obiettivo “Consumo di suolo zero” e si dimezza la quantità di suolo perso in un anno all’interno delle aree protette.
  • Adesione al Progetto “Links4Soils” finalizzato ad assicurare un’efficace applicazione del
  • Protocollo per la Difesa del Suolo della Convenzione delle Alpi.

Progetto Link4Soils

Il Dipartimento programmazione, risorse idriche e territorio dell’amministrazione regionale della Valle d’Aosta ha aderito al Progetto Links4Soils, finanziato nell’ambito del programma transnazionale Spazio Alpino 2014-2020. Il progetto si è sviluppato a partire dal 2016 e si è concluso ad aprile 2020; il partenariato comprendeva, oltre alla Valle d’Aosta e al Piemonte con il Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari (DISAFA) dell’Università di Torino, la Slovenia, capofila, con il Dipartimento di Agricoltura e della Forestazione, l’Austria, con gli uffici governativi del Tirolo, l’università e l’associazione Climate Alliance di Innsbruck, la Germania, con il Comune di Kaufering nell’Alta Baviera, la Francia, con il centro di ricerca IRSTEA di Grenoble. La finalità principale di Links4Soils è stata quella di assicurare un’efficace applicazione del Protocollo per la Difesa del Suolo della Convenzione delle Alpi, rafforzando la protezione, la conservazione e la connettività ecologica degli ecosistemi dell’area alpina, con particolare riferimento alle pratiche di buona gestione del suolo nelle Alpi.

Le imprese innovative a tutela dell’ambiente

DND BIOTECH: È un’azienda innovativa per lo sviluppo e la commercializzazione di tecnologie biologiche progettate per salvaguardare l’ambiente e la salute pubblica ripristinando al contempo la fertilità del suolo.

Tra le sue soluzioni c’è RoboNova :

  • Un impianto per analizzare, monitorare e trattare inquinanti organici industriali.
  • Recupera suoli agricoli degradati, mettendo in salvo i microrganismi viventi ancora presenti nel sito contaminato, individuandoli e isolandoli.
  • Ha contribuito a misurare gli impatti ambientali (consumi, emissioni, rifiuti prodotti) della tecnologia.

Grazie alle attività di ricerca eseguite per il progetto Bio.Res.Nova (Recupero e valorizzazione di suoli e sedimenti contaminati per mezzo di biotecnologie innovative supportate da processi chimico-fisici) con TB Teseco Bonifiche in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, e il sostegno della Fondazione Pisa, sono stati raggiunti significativi risultati sul fronte delle biodegradazioni delle principali classi di contaminazioni organiche, ovvero gli idrocarburi pesanti (TPH), i policiclici aromatici (IPA) ed i policlorobifenili (PCB).

RE SOIL FOUNDATION. Cosa è possibile fare per combattere il consumo di suolo e, soprattutto, per cercare di rigenerare terreni degradati o riportati “alla luce”? Per cercare di rimediare alla situazione è nata Re Soil Foundation, fondazione nata quest’anno proprio per salvaguardare il suolo. L’obiettivo della fondazione, promossa dall’Università di Bologna, Politecnico di Torino, Coldiretti e Novamont è agire per la tutela del suolo e per la rigenerazione territoriale. In pratica, mira a promuovere attività nei settori della ricerca scientifica, del trasferimento tecnologico, della formazione e divulgazione e della creazione di consapevolezza, promuovendo così la salute del suolo, la qualità della vita e la decarbonizzazione del nostro sistema.

Manu Manu Riforesta! È un’associazione senza scopo di lucro, fondata da un gruppo di amici “che per oltre 10 anni ha lottato contro il progetto di una gigantesca autostrada inutile – la s.s.275 Maglie-S.M. di Leuca – una maxi speculazione cementizia ai danni del Basso Salento”. Dalla battaglia per difendere il paesaggio a ‘Manu Manu Riforesta!’ il passo è stato naturale: Creare una Foresta. Inoltre in Salento 11 milioni di alberi di ulivo sono gravemente ammalati, hanno perso la loro chioma e non producono più ossigeno. Questa immensa distesa di ulivi ha rappresentato – negli ultimi 150 anni – l’unico polmone verde, divenendo il paesaggio identitario del Sud Puglia e che ora, per via del fenomeno del CoDiRO aggravato dal batterio xylella, è solo una distesa di tronchi e rami secchi, il cui manto è grigio uniforme. Si vuole riforestare il Salento partendo dal Bosco Belvedere, nel cuore del Basso Salento, che alla fine dell’Ottocento fu spazzato via per far posto alla monocoltura dell’olivo, a quella distesa di ulivi che ora è solo una foresta di fantasmi. Lo si vuole fare acquisendo i terreni abbandonati (acquisto, comodato d’uso o donazione) attraverso un gran lavoro di sensibilizzazione sia della popolazione sia degli Enti, lavorando in sinergia con l’Università del Salento e il suo Orto Botanico, con i quali si è stretto un patto di collaborazione volto allo studio dei terreni di Manu Manu Riforesta! e delle colture e specie arboree adatte, in virtù del problema del cambiamento climatico e del processo di desertificazione in atto.

Il web che combatte la deforestazione

Un esempio positivo? Treedom.
“Tu lo scegli, un contadino lo pianta nella sua terra, noi te lo facciamo seguire online”, è questo il messaggio che viene proposto già nella pagina principale del sito. Con il progetto di Treedom, se scegliete di piantare un albero, finanzierete contadini sostenendo il loro lavoro nei primi anni in cui gli alberi non sono ancora produttivi. I contadini verranno seguiti con un supporto tecnico direttamente da Treedom per la piantumazione e gestione degli alberi. Questi verranno fotografati, geolocalizzati e monitorati nel corso del tempo, così che potrete seguirne la crescita online. L’obiettivo del progetto è quello di realizzare ecosistemi sostenibili, combattere la deforestazione, quindi il consumo di suolo, e permettere a migliaia di contadini di far fronte ai costi iniziali della piantumazione di nuovi alberi. Le specie arboree piantate sono ovviamente native o in rispetto della biodiversità dei diversi territori.

*Link alle fonti:
https://www.snpambiente.it/2020/07/22/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2020/https://www.borderline24.com/2020/12/11/ecomafie-puglia-seconda-in-italia-per-reati-contro-lambiente/http://www.riciclanews.it/ambiente-e-territorio/rapporto-ecomafia-2020-aumento-dei-reati-ambientali-del-231-2_10945.htmlhttps://unric.org/it/agenda-2030/https://www.registri-tumori.it/cms/pubblicazioni/i-numeri-del-cancro-italia-2019https://webgis.arpa.piemonte.it/secure_apps/consumo_suolo_agportal/?entry=4
**in cover foto di Joey Kyber per Unsplash

Gli autori

Si ringraziano le studentesse e gli studenti della 5AS 2020-2021 del Liceo scientifico “Fermi-Monticelli” di Brindisi, che hanno lavorato in gruppi.

Realizzazione video: Samuele Lapertosa, Jacopo Giovanni Piscopiello, Simone Alberto Gigante, Emanuele Marzo, Raffaele Carrisi.

Testo long form: Michela Angela Maria Di Noi, Martina Politelli, Martina Speranza, Veronica Ostuni, Asia Ravone.

Data visualization nazionale: Dalila Cavaliere, Martina De Nunzio, Francesco Nuzzo, Luca De Mola.

Data visualization Puglia: Alessandro Epifania, Marco Carbone, Gaia Giannullo, Camilla Oggiano.

Best practices: Valentina Fiore, Francesca Siragusa, Sara Calcagni, Francesco Marini, Matteo Carone.

Redazione

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