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Dalle Asl pugliesi uno studio sul disagio giovanile che può fare scuola

Ada Facchini

Lo studio di ricerca clinica denominato “Individuazione precoce del rischio psichiatrico (IPRP): studio longitudinale di endofenotipi coinvolti nel rischio per psicosi e per disturbo bipolare” è coordinato da Alessandro Bertolino, professore ordinario di psichiatria presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Il progetto IPRP è stato approvato e finanziato dalla Regione Puglia con il pieno e attivo coinvolgimento dei dipartimenti di Salute mentale delle aziende sanitarie di Barletta-Andria-Trani (BT), Bari, Foggia, Brindisi e del Policlinico di Bari.

Nomi, sigle e ruoli non sempre sono elenchi sterili. In questo caso, descrivono la struttura attiva di un progetto che sta migliorando la qualità della vita sociale di una comunità.

Flora Brudaglio, referente IPRP

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Flora Brudaglio, psichiatra e psicoterapeuta, dirigente medico ad alta specializzazione del dipartimento di Salute mentale dell’Asl BT. È referente del progetto stesso e di una realtà che dal 2004 si impegna nel trattamento precoce dell’esordio psicotico:“L’isola che c’è”.

Cosa si intende per esordio psicotico e per sintomi prodromici?
I disturbi psicotici colpiscono prevalentemente giovani di età compresa tra 15 e i 35 anni. Il primo esordio di psicosi è spesso preceduto da una fase prodromica, di durata variabile da pochi giorni fino a cinque anni, in cui si possono manifestare segnali di disagio, cambiamenti comportamentali, declino del funzionamento occupazionale, personale e sociale.

È in questa fase che si parla di intervento precoce?
Con un intervento precoce nella fase prodromica è possibile prevenire, o almeno ritardare e attenuare, l’insorgenza e il decorso di disturbi psicotici. La mancanza di un’individuazione tempestiva e di un intervento mirato possono portare, invece, a un aggravamento del disturbo e alla conseguente disabilità e all’irreversibile compromissione di un progetto esistenziale.

L’intervento precoce è una pratica comunemente utilizzata?
Purtroppo no. Possono passare molti anni tra la comparsa dei sintomi e la definizione di una terapia adeguata. Generalmente, durante questo periodo di peregrinazione, si sviluppano tensioni importanti con l’ambiente affettivo e familiare, scolastico e professionale. Un circolo vizioso che peggiora il quadro psicopatologico.

L’orientamento tradizionale dei Servizi è centrato sulle patologie conclamate e stabilizzate. È necessario un progressivo transito delle pratiche cliniche, verso un orientamento operativo attento alle prime manifestazioni, attivo e scientificamente orientato. Sarebbe sicuramente più efficace e più consono alle necessità dei giovani e delle loro famiglie.

Questo processo richiederebbe un profondo cambiamento nei paradigmi formativi e operativi della psichiatria e della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. L’inerzia al cambiamento è legata alla convinzione che il sistema di cure vigenti sia “perfetto” e non necessiti di manutenzione.

Cosa offre “L’isola che c’è” ai giovani del proprio territorio?
Si tratta di un servizio offerto dal dipartimento di Salute mentale della Asl BT e offre terapie rapide e su misura. Vengono garantiti percorsi di contrasto al ritiro sociale, alla solitudine creata dall’uso eccessivo di modalità di comunicazione virtuale e all’abbandono scolastico.
Il Centro si propone di incidere sulle attuali politiche di “attesa” nei confronti delle psicosi. È tra i primi centri territoriali italiani per l’esordio psicotico, con un progetto sperimentale avviato nel 2004 e un’ intensa attività di sensibilizzazione per la costituzione della rete con i servizi territoriali e con le Università.

In cosa consiste il progetto di ricerca regionale IPRP?
La ricerca si rivolge a diversi target group di età compresa tra i 15 e i 35 anni. L’obiettivo è studiare una varietà di fenotipi cognitivi e neurobiologici in soggetti sani, in soggetti a rischio per psicosi e in pazienti affetti da schizofrenia e disturbo bipolare, misurando una serie di tratti quantitativi.

Misurazioni neuropsicologiche su memoria, attenzione e funzioni cognitive superiori attraverso test. Dati neuroanatomici e neurofunzionali tramite tecniche di brain imaging. La mappa del corredo cromosomico attraverso esami genetici su un prelievo venoso. Gli strumenti per la diagnosi clinica e psicologica, poi, affinano il quadro psicodiagnostico.

Che eredità ha lasciato la Legge Basaglia?
La legge Basaglia ha reso l’Italia punto di riferimento internazionale. Appare necessario rilanciare l’attualità dei suoi principi fondanti, superare le difformità territoriali, rispondere alle nuove domande, promuovere le condizioni per una sua concreta attuazione, favorendo il superamento delle attuali carenze applicative.

Dobbiamo partire da una nuova prospettiva, che superi l’organizzazione generalista tradizionale dei servizi territoriali. È vero che non ci sono più fili spinati a segnare il confine tra le “città dei matti” e il resto della società, ma è anche vero che non basta una legge per capire che se non si riesce a vincere la paura dell’altro, si può quantomeno imparare a conviverci.

Cover: Photo by pawel szvmanski on Unsplash

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Ada Facchini

Astrofisica per formazione universitaria, con esperienza di ricerca in planetologia ed evoluzione stellare. Umanista per modo di essere. Mi occupo di promozione culturale, di lettura e scrittura in varie forme: la Scientifica della divulgazione, la Visiva del cinema, la Creativa della letteratura.

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