Type to search

Copertina Scienza

Cosa sono le comete?

Ada Facchini

Tra il 14 e il 16 dicembre 2018, in condizioni meteo ottimali e con poco inquinamento luminoso, la “cometa di Natale”, nome scientifico 46P/Wirtanen, sarà visibile a occhio nudo anche dai cieli salentini. Per non trovarsi impreparati al passaggio, ci si può affidare alle sessioni di osservazione del Parco Astronomico di San Lorenzo, del Gruppo Astrofili del Salento o del Parco Astronomico Sidereus.
Si può dire “io l’ho vista!” con un certo orgoglio, perché le comete non sono solo uno spettacolo. Sono molto di più.

Le comete sono ubique nel Sistema Solare, si trovano nelle zone più esterne e periodicamente si avvicinano al Sole rendendosi visibili.
Sono numerose, ad oggi ne conosciamo 3535, ma il limite è tutto nostro. Se è semplice identificare e studiare la traiettoria delle comete a breve periodo, diventa più complicato per quelle con un’orbita fortemente ellittica o addirittura aperta, che per migliaia di anni le relega nell’oscurità delle zone più esterne.

E come ritorneranno dopo questo lungo viaggio? Sono imprevedibili, possono mostrarsi nel pieno della loro luminosità ed estensione della coda o aver subito cambiamenti tali da non essere più riconoscibili come lo stesso oggetto. Sono piccole, con orbite piuttosto instabili e in balia delle attrazioni gravitazionali.
Ma soprattutto sono “antiche”, contengono informazioni sui processi chimici e fisici che hanno portato alla formazione del Sistema Solare. Sono ricche d’acqua.
E ancora una volta parleremo di vita.

La cometa 46P/Wirtanen

Scoperta nel 1948, ha un periodo orbitale di 5,44 anni. Durante il passaggio del 2013 non fummo fortunati, non era abbastanza brillante da essere vista ad occhio nudo. A dicembre 2018, però, nel suo passaggio dal Toro verso l’Auriga e poi verso la Lince e l’Orsa Maggiore, passerà a soli undici milioni e mezzo di km dalla Terra.

appresentazione della cinta di Kuiper e della nube di OOrt rispetto al Sistema Solare (Credits: ESA)

Cosa sono le comete

Le comete sono i residui della nube primordiale di gas e polveri da cui si è formato il Sistema Solare. La materia che non si è condensata in pianeti si è distribuita nella fascia degli asterodi, tra Marte e Giove, e nei grandi serbatoi di comete: la cinta di Kuiper, oltre Plutone, e la nube di Oort, il guscio sferico ai confini del Sistema Solare.

L’ultimo passaggio della cometa di Halley del 1986 visto dalla sonda ESA Giotto (Credits: ESA/MPAe Lindau)

Halley e le comete a breve periodo

Le comete che osserviamo si originano quando i nuclei vengono catturati in un’orbita intorno al Sole dopo una perturbazione gravitazionale. Le comete a breve periodo, come Halley che ritorna ogni 87 anni, si generano perché Giove e gli altri pianeti giganti spingono verso il Sole i detriti della fascia di Kuiper.

Hale-Bopp e le comete a lungo periodo

Le comete a lungo periodo, come Hale-Bopp che ricompare ogni 4000 anni, sono originate dalla nube di Oort per la perturbazione di una stella o per il moto caotico di detriti di maggiori dimensioni. I nuclei, per interazione gravitazionale, si stabilizzano su orbite ellittiche e diventano le comete che conosciamo quando si avvicinano al Sole.

Perché le comete prendono chioma e code?

Il nucleo centrale ha un diametro da centinaia di metri a decine di chilometri. È ghiaccio di acqua e anidride carbonica, polvere e detriti a base di carbonio e silicio. La vicinanza al sole attiva il nucleo: la chioma si crea per sublimazione del ghiaccio e il vento solare spinge le particelle lungo la coda nella direzione opposta al Sole.

La coda di polvere

La coda di colore biancastro è composta da polvere e vapore acqueo. È luminosa, perché riflette la luce solare. Può sembrare multipla, a causa del riscaldamento non omogeneo del nucleo irregolare. È leggermente curvata, per la combinazione del moto della cometa e la spinta della radiazione solare. Raggiunge le centinaia di migliaia di chilometri.

La coda di ioni

La chioma, per la vicinanza al sole, è un plasma in cui gli elettroni sono dissociati dai nuclei atomici. La seconda coda, di colore blu, è composta dagli ioni dalla chioma. È rettilinea perché, essendo più leggera della coda di polvere, si sposta alla stessa velocità della cometa.

Comete lontane dal perielio

Allontanandosi dal Sole, le chiome si riducono e i nuclei diventano invisibili. Sono ricoperti da materiali polimerici, che ne limitano fortemente l’albedo (cioè la capacità di riflettere la luce). La cometa diventa pressoché invisibile, se non per telescopi di grande apertura e nuclei cometari grandi.

Comete e stelle cadenti

Quando la terra incrocia la coda di una cometa, i detriti di polvere rilasciati precipitano attraverso l’atmosfera. Noi li chiamiamo stelle cadenti. La pioggia delle Perseidi ad agosto è dovuta al passaggio sull’incontro l’orbita di 109P/Swift-Tuttle, direttamente visibile ogni 135 anni. La cometa di Halley è responsabile delle Orionidi di ottobre.

Comete a fine corsa

Il vento solare erode le comete, che si consumano nei diversi passaggi al perielio fino a diventare oggetti inerti come asteroidi. A volte, la fine della corsa delle comete avviene per un impatto distruttivo, come nel caso di Shoemaker-Levy 9 su Giove nel 1944. L’osservazione dell’urto ha confermato la consistenza poco compatta del nucleo cometario.

Probabile impatto con la Terra

Una piccola cometa ha colpito la Siberia il 30 giugno del 1908. L’impatto ha provocato un boato e la distruzione della taiga per un raggio di trenta chilometri, ma nessun cratere tipico dei meteoriti. Se l’impatto si fosse verificato poche ore dopo, la rotazione terrestre avrebbe spostato il bersaglio sulla città di San Pietroburgo.

L’impatto di studio con Deep Impact e le molecole organiche

L’impatto tra la sonda statunitense Deep Impact e la cometa 9P/Tempel e la radiazione sprigionata osservata dai telescopi terrestri ha rilevato la presenza di acqua e di materiali organici come anidride carbonica, aldeide cianidrica e composti più complessi come gli idrocarburi aromatici policiclici, fondamentali per la nascita della vita.

La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko inseguita dalla sonda ESA Rosetta (Credits: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0)

Rosetta e la conferma che le comete possono aver originato la vita sulla Terra

Nella coda della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko la sonda ESA Rosetta ha rilevato glicina e fosforo, fondamentali per la creazione degli amminoacidi e delle molecole alla base della vita. Si è avvalorata l’ipotesi che una pioggia di comete possa aver portato le prime molecole organiche sulla Terra. (http://advances.sciencemag.org/content/2/5/e1600285)

Tags:
Ada Facchini
Ada Facchini

Astrofisica per formazione universitaria, con esperienza di ricerca in planetologia ed evoluzione stellare. Umanista per modo di essere. Mi occupo di promozione culturale, di lettura e scrittura in varie forme: la Scientifica della divulgazione, la Visiva del cinema, la Creativa della letteratura.

    1

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *