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Avanzini: Eseo e l’exploit dei microsatelliti, esempio del legame tra scienza e senso comune

Ada Facchini

Giulio Avanzini

Giulio Avanzini è Professore Ordinario della Facoltà di Ingegneria dell’Università del Salento. Insegna “Meccanica del volo”. Non ha origini leccesi, ma romane, con esperienza di ingegneria aerospaziale in Italia e all’estero. Ha partecipato al programma didattico del progetto ESEO (European Student Earth Orbiter), un microsatellite progettato e portato fin sullo spazio da un team internazionale di studenti. Ha parlato di scienza durante il Lecce Festival Letteratura 2018 e con noi di piccoli grandi progetti spaziali e di come territorio e scienza possano dialogare per una crescita comune.

Che cosa è ESEO?
ESEO è un programma dell’ufficio Education dell’ESA. L’idea è dar vita a un team internazionale di studenti che lavorino su temi scientifici da lanciare per davvero, creando un satellite da zero. L’obiettivo è fornire un’esperienza di lavoro, che sia al livello di un reale progetto spaziale in Europa.

Che ruolo ha avuto in ESEO?
Ho fatto parte del gruppo di docenti del programma di formazione, che si è tenuto in tre riprese nel Centro Studi di Bertinoro dell’Università di Bologna. Il progetto è durato 8 anni. La parte didattica richiedeva una formazione specifica, specializzata in aerospazio e nel tipo di payload scientifico che si voleva imbarcare.

Cos’è la meccanica del volo?
Mi occupo del controllo di assetto: gestire il satellite e farlo guardare lì dove c’è qualcosa di interessante. Se hai un payload scientifico che deve osservare la Terra, o un qualunque tipo di sensore che osserva un oggetto dello spazio, si ha bisogno di gestire la dinamica di assetto, la posizione angolare del satellite.

Che ruolo hanno avuto l’Italia e la Puglia in ESEO?

Eseo nello spazio. Credits: ESA

Il bando ESA è stato vinto dall’Università di Bologna. La parte industriale ha fatto un salto considerevole quando SITAEL, che ha sede a Mola di Bari, ha assorbito ALMA SPACE, una piccola azienda fondata da tre docenti bolognesi, acquisendo anche la costruzione del satellite ESEO, su cui sono stati montati i payload scientifici delle altre università europee.

Che ritorno ha avuto sul territorio?
Prima che SITAEL crescesse, le aziende erano a carattere aeronautico: Leonardo divisione aeronautica a Grottaglie, Avio a Brindisi. Sitael è diventata la più grossa ditta a capitale privato che opera nell’ambito delle tecnologie aerospaziali in Italia. In risposta al tipo di tessuto industriale regionale, anche il corso di ingegneria di Lecce sta cominciando a trattare temi spaziali.

Cosa sono i microsatelliti?
I microsatelliti hanno tutto ciò che serve a un grande satellite per telecomunicazioni: sistemi di controllo di assetto, batterie, sistemi di distribuzione dell’elettricità e così via. Sono nati nei laboratori didattici, per dare un’esperienza pratica di sviluppo di sistemi spaziali reali, e ora si stanno sviluppando a livello commerciale.

A cosa servono i microsatelliti?
Permettono di avere un ritorno scientifico a basso costo. E fanno tante cose utili. Ad esempio un interferometro: si usano due microsatelliti e si ottiene una risoluzione spettrale irraggiungibile con un solo oggetto fisico. La complessità sta nel garantire la giusta posizione con precisione micrometrica, ma per questo ci sono le leggi di controllo assetto.

A cosa è dovuto il recente sviluppo commerciale dei microsatelliti?

Eseo prima del lancio. Credits: ESA

I lanciatori, pagati dal payload primario, non portano mai in orbita il peso massimo. La massa e volume che rimangono sono venduti a un prezzo accessibile anche alle agenzie più piccole. Portare un litro di acqua di 1kg sulla stazione spaziale internazionale costa circa 5000 dollari, costo sostenibile per investire nel test di un payload.

Lo spazio non è un ambito tecnologico all’avanguardia: sui satelliti si tende a essere molto conservativi. Viaggiano hardware certificati, che sopravvivono ai carichi termici e vibratori del lancio, all’esposizione dei raggi solari e così via. Non si testa un oggetto su una missione costosa, che deve garantire un servizio commerciale e una riuscita certa. Ma su un microsatellite si può.

Qual è il rapporto tra scienza e senso comune?
La scienza condiziona il modo in cui ci vediamo all’interno dell’universo. Il LFL di quest’anno è stata un’occasione: il tema “Letteratura e Scienza” ha permesso di declinare la questione in diversi modi. Alcuni legati direttamente alla divulgazione, altri al rapporto degli scienziati con il mondo e con la letteratura

Che cosa fa l’Università del Salento per comunicarsi?
La Notte dei ricercatori è il punto di contatto tra il mondo della ricerca, non necessariamente accademica ma intesa in senso lato, e quello che possiamo chiamare il grande pubblico di curiosi. È un buon palcoscenico, ma bisogna trovare una modalità più continuativa per la condivisione di queste tematiche. E coinvolgere soprattutto le scuole.

Con eventi e Festival?
Stiamo cercando di fare il LFL tutto l’anno, soprattutto con eventi nelle scuole. Quest’anno ho portato Bertold Brecht e “Vita di Galileo” in un liceo. Ho parlato di Galileo il goloso, l’amante della buona tavola, l’appassionato di vini.

Si possono far crescere i ragazzi e un territorio con la scienza.

Ada Facchini
Ada Facchini

Astrofisica per formazione universitaria, con esperienza di ricerca in planetologia ed evoluzione stellare. Umanista per modo di essere. Mi occupo di promozione culturale, di lettura e scrittura in varie forme: la Scientifica della divulgazione, la Visiva del cinema, la Creativa della letteratura.

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