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Comunicare i sussurri dell’autismo

Roberta Nardone

L’associazione NotteBlu (dal 2014 impegnata nell’informazione e nella sensibilizzazione sulla tematica dello spettro autistico), presenta il libro “L’autismo sussurra”, di Dolores Santoro madre di un ragazzino con autismo e vicepresidente della stessa. L’evento si è svolto il 16 maggio 2018 alle 18.30 nella Sala “Monsignor Pollio”, a Galatina, nei pressi della parrocchia San Biagio. Il libro tratta delle problematiche inerenti il disturbo autistico e le dinamiche che si innescano nei vari ambiti sociali – a partire dalla famiglia – per poi estendersi alla scuola, alle strutture di riabilitazione, allo svago. Un diario in cui si racconta di difficoltà, conquiste, priorità e consapevolezze, e che ha l’obiettivo di dare un messaggio di fiducia e speranza, piuttosto che considerare la paura del limite.

L’intervista con l’autrice Dolores Santoro.

Autismo-Dolores-Santoro

Dolores Santoro, autrice del libro “L’autismo sussurra”

Quando e come nasce l’associazione “NotteBlu”?

«L’associazione NotteBlu nasce in una notte d’agosto di cinque anni fa, quando mio marito decise di dare voce al suo dolore. Entrambi eravamo in difficoltà nel periodo immediatamente successivo alla diagnosi di nostro figlio, ma lui era maggiormente chiuso in se stesso. Tutti e due sapevamo che c’era bisogno di condivisione, di informazione, di dialogo e l’associazione prende vita da questa esigenza. Abbiamo iniziato a portare i nostri convegni nelle strutture pubbliche, nelle piazze, nelle scuole, per far comprendere cosa fosse l’autismo e come ci si dovesse rapportare; il nostro primo obiettivo sono sempre stati i genitori, ai quali volevamo (e vogliamo) far giungere la consapevolezza di non essere soli».

Qual è il suo concetto di normalità e come lo supera?

«Il limite nasce quando ci si uniforma ad uno stereotipo di “normalità”, quando si pensa (erroneamente) che un atteggiamento diverso sia controproducente. Aprendo la visione, gradualmente, avvicinandosi agli altri e comprendendo le caratteristiche di ognuno, si potrà ben scoprire quanto tutti abbiano delle risorse a cui attingere per la propria realizzazione e nel rapporto con il mondo esterno. È una questione di prospettiva: ponendo attenzione e cercando le strade migliori per arginare le difficoltà di persone che agiscono in maniera diversa da noi, le potenzialità dell’altro possono affiorare e dar vita a vere e proprie risorse».

La società fa abbastanza nell’integrazione dei soggetti autistici? Cosa si potrebbe fare di più per avvicinarsi a questa realtà accogliendola e non emarginandola?

«Certamente l’informazione è al primo posto nella scaletta d’intervento: chi non conosce non può muoversi diversamente da come già fa. Informarsi vuol dire partecipare alle varie iniziative, non solo quelle proposte da noi, ma qualunque fonte di arricchimento e ciò non vale solo per uno specifico argomento al quale possiamo essere più o meno vicini, ma per ogni tipo di tema che possa fornirci uno sguardo più ampio, una chiave di lettura più adeguata all’ambiente che ci circonda. Il fondamento di questa ricerca deve trovarsi però in ognuno di noi, nel nostro animo che dev’essere in grado di portarsi in sintonia con gli altri, verso l’ascolto e l’accoglienza. Perché sensibilità non vuol dire soltanto commuoversi davanti a vicende che ci vengono raccontate, ma attivarsi affinché possiamo essere coautori di un futuro migliore».

Qual è il messaggio fondamentale del libro “L’autismo sussurra?”

«Il messaggio principale è certamente positivo, di speranza. Il libro vuole invitare a mettere da parte il pregiudizio, il timore, il senso di sconfitta o di inadeguatezza che talvolta si vive; non cambia lo stato di cose, non vuole minimizzare le difficoltà che talvolta sono effettivamente pesanti, ma cerca di mostrare quanto il pensare con rimpianto o senso di colpa al passato o con grande ansia verso il futuro, crei dispendio di un’energia che deve essere invece incanalata nel presente, in quanto è questo il tempo che stiamo vivendo ed è da qui che si riparte per permettere (e permetterci) un domani migliore. Ci sono anche altri messaggi, fondamentali, come la preghiera di non restare in silenzio e di scegliere di condividere le proprie esperienze. È un libro che parla di autismo, ma si estende alle piccole grandi cose quotidiane».

Roberta Nardone
Roberta Nardone

Piccola, tenace e multitasking. Classe ‘94, sono un’appassionata di scrittura, giornalismo e radio. Il mio obiettivo? Raccontare belle storie con lo scopo di diffondere l’idea che le buone notizie esistono per davvero e non sono solo un’utopia, basta andarle a cercare!

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