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Alimentazione, vaccini, cancro: quando le fake news minano la salute

Sempre più immersi nelle notizie, sempre meno informati: è il paradosso in cui rischia di farci precipitare l’epoca che viviamo, segnata da un accesso all’informazione illimitato e senza filtri.

Cosa succede quando non solo i notiziari ma anche i consulti medici traslocano sullo smartphone, quando per diagnosticare una malattia basta chiedere a google?

Se ne è parlato nella tavola rotonda “Trasformazioni, tumori e timori: tra progressi della scienza, fake news e scoop giornalistici”, tenutasi venerdì 18 maggio ad Andrano, in occasione della IX edizione della “Festa della scienza”: ricercatori, esperti di immunologia e oncologia hanno riflettuto – stimolati dalle domande della giornalista Roberta Villa – su temi quali alimentazione, vaccini, cancro e diagnosi precoce. L’obiettivo? Mettere in guardia dalle false notizie che circolano in rete e che quando riguardano la salute rischiano di essere davvero pericolose, portando verso autodiagnosi sbagliate e terapie alternative di dubbia (o nulla) efficacia.

Alimentazione: attenti ai falsi miti

La dieta mediterranea è la più sana che esista, quante volte l’abbiamo sentito dire? Ma è proprio tutto vero? Elena Piccinin, ricercatrice AIRC che lavora all’Università degli Studi di Bari, mette in guardia: «Quando sentiamo parlare di dieta mediterranea, siamo abituati a pensare che si tratti dell’alimentazione che noi oggi seguiamo abitualmente, ma non è così: la vera dieta mediterranea è quella che facevano i nostri nonni, non la nostra. Alla base di quel regime alimentare c’era il consumo di cereali integrali, legumi, frutta e verdura, mentre oggi sono arrivati in tavola dolci, proteine animali in grande quantità e soprattutto carboidrati raffinati, che si trasformano in grasso viscerale».

E sulle diete miracolose dal potere terapeutico?

Continua la Piccinin: «Televisione e giornali propongono periodicamente diete standard valide per tutti (vedi la dieta vegana), ma in realtà ogni dieta va calibrata sulla singola persona. Non esistono diete di efficacia universale». Ancora, pur se è vero che molecole di origine vegetale hanno mostrato di avere un’efficacia biologica e proprietà importanti, non si può pensare di sostituirle ai farmaci: «È il caso della curcumina – spiega il professore Michele Maffia, di Unisalento – che protegge dal cancro dell’apparato gastro-enterico. Ma attenzione: c’è un’enorme differenza tra l’effetto di un farmaco e quello di un integratore. Non si può curare un cancro già presente agendo solo con gli integratori».

Vaccini: buoni o cattivi?

Il dibattito intorno alla vaccinazione è un altro campo privilegiato delle fake news, a cominciare dalla contrapposizione chimica-natura: tutto ciò che è chimico e viene dall’industria siamo abituati a percepirlo come “cattivo”, mentre il naturale sarebbe sempre “buono”. Tradotto: non sarà che l’iperstimolazione del sistema immunitario con un mix di vaccini è più pericolosa delle malattie infettive, che in fin dei conti tutti abbiamo avuto e debellato naturalmente? La risposta all’immunologa Angela Santoni, dell’Istituto Pasteur: «Il problema di stimolare troppo il sistema immunitario con i vaccini non esiste: il nostro organismo è continuamente sottoposto a stimolazioni naturali e sa riconoscere cento miliardi di agenti diversi, ben più dei cinque o sei agenti usati nella vaccinazione».

Vaccini contro il cancro. Il futuro delle terapie oncologiche andrà in questa direzione?

«Ricordiamo che alcuni tumori sono indotti da virus – spiega la professoressa Santoni – come il cancro della cervice uterina legato al papilloma virus o il cancro del fegato legato all’epatite. In questi casi abbiamo dei “vaccini profilattici” che combattono il tumore indirettamente, cioè lo prevengono agendo contro il virus che ne è l’origine. Negli ultimi anni la ricerca oncologica si sta orientando anche verso altri tipi di vaccino, che agiscono sempre nel prevenire: il principio è stimolare il sistema immunitario a riconoscere e riparare alcune lesioni che le cellule già presentano prima che il tumore insorga. E si parla pure di “vaccini personalizzati”: si tratta di prendere il tumore di ogni individuo, capire che difetti genetici presenta e farne un vaccino, ma questo implica costi elevati per la sanità».

Diagnosi precoce

Giocare d’anticipo resta la regola principale della sfida contro il cancro. «Oggi ci ammaliamo di più di tumore, ma questo avviene anche perché saltiamo gli appuntamenti di prevenzione», osserva Maffia. Oltre alla diagnostica per immagini, la diagnosi precoce potrebbe passare in futuro da un semplice esame del sangue, ma anche qui attenzione: le fake news sono dietro l’angolo. «Qualche mese fa una ricercatrice, una scellerata, andò in televisione a dire che aveva messo a punto un test del sangue capace di diagnosticare qualsiasi tipo di tumore prima ancora che il tumore insorga – racconta il professore Pier Paolo Di Fiore, dell’Istituto europeo di oncologia di Milano – Ora, questa non è proprio una fake news, ma una mezza notizia: quella ricercatrice stava probabilmente lavorando a uno studio che potrà essere utile in futuro, ma ha deciso di “vendere” risultati che per ora non significano nulla: pensateci, cosa ve ne fate di un test che vi dice che avete un rischio più alto di sviluppare un tumore, senza però dirvi che tipo di tumore è e dove nascerebbe? Fareste ogni quindici giorni una risonanza magnetica per vedere se il tumore esce da qualche parte? Così un cancro vi verrebbe… per esasperazione». Anche il prof. Maffia conferma che l’obiettivo di fare diagnosi precoce partendo da un test ematico è lontano: «In un prelievo di sangue venoso ci sono migliaia di proteine diverse, alcune sono molto espresse e ne mascherano altre meno espresse, che potrebbero essere dei “marker tumorali”. Affinché il marker sia presente nel sangue, però, è necessario che il tumore lo rilasci e questo non avviene in una fase precoce».

Francesca Maruccia

Ho studiato fra Lecce e Pavia, e dopo una laurea in Lettere moderne e un master in Editoria, oggi sono una redattrice. Accompagno i libri in tutte le fasi che portano alla pubblicazione. Nella redazione di un giornale mi confronto con la velocità delle notizie e con le parole che raccontano quel che ci accade intorno.

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